Tra gli elementi significativi del castello del Malconsiglio a Miglionico spicca
la particolarità del sito che, completamente esterno al centro medioevale,
evidenzia la preesistenza di questo alla edificazione del maniero. Il borgo altomedioevale, la cui esistenza è documentata in epoca normanna, occupa i rioni
di S. Nicola dei Greci e di S. Angelo dove sulla punta estrema rivolta ad
occidente si leggono i resti del primitivo fortilizio dell'abitato, la cui area
di insistenza, successivamente è occupata da una palazzo patrizio nella seconda
metà del seicento. Lo sviluppo del centro normanno, tra il secolo XI e XII,
determina la espansione dell'abitato in direzione del Torchiano e di S. Sofia le
cui direttrici di crinale convergono nel sito antistante il nucleo più antico
dove, sui resti di un'antica cappella intitolata S. Salvatore, tra il XIII e il
XIV secolo sarà edificata la chiesa di S. Maria Maggiore che salda al nucleo più
antico le aree di più recente edificazione.
I documenti del periodo normanno ed angioino individuano tra i secoli XI e XII
una circoscrizione feudale comune a Miglionico, Pomarico e Montescaglioso,
infeudata, tra il 1065 e il 1119, alla famiglia normanna dei Macabeo titolari
del Comitatus Montis Caveosim. Tra il 1120 e il 1124 la Contea passa nelle mani
di Costanza vedova di Boemondo Principe di Taranto, nel 1166 è posseduta da
Enrico Garzia di Navarra, nel 1195 da Ugo de Maccla e nel 1220 da uno Jacopo
Sanseverino Conte di Tricaricol. Questa potente famiglia alla quale era
infeudata buona parte del territorio del Cilento, nei primi decenni del
duecento, vantando lontani diritti risalenti al matrimonio contratto intorno al
1167 da Guglielmo Sanseverino con Isabella figlia di Silvestro Conte di Marsico,
riusciva ad ottenere da Federico li il possesso della contea marsicana quale
segno di riconoscimento del sostegno dato dal casato alle armi imperiali nella
lotta che aveva opposto l'imperatore ad Ottone di Brunswick, e ad estendere i
propri possessi fino ai centri della valle del Bradano. Con la rivolta di
Capaccio e la dura repressione seguita agli eventi del 1245, i Sanseverino
perdono i feudi lucani e trucidati quasi tutti gli esponenti della famiglia,
Federico assegna la Contea di Montescaglioso e il Principato di Taranto al
figlio Manfredi. Il conflitto tra fautori del papato e dell'impero conclusosi
con la affermazione della dinastia angioina, consente il ritorno del Sanseverino
che aveva appoggiato le pretese di Carlo d'Angiò, e la reintegra nel possesso
dei feudi della Basilicata parte dei quali, però, sono assegnati, e tra questi
buona parte della Contea di Montescaglioso concessa prima a Pietro di Beaumont e
poi pervenuta a Giovanni di Montfort, ai baroni francesi che avevano seguito il
re nell'impresa italiana. A Tommaso di Sanseverino, figlio di Ruggero, unico
scampato all'eccidio del 1246, restavano tutti i territori orientali dei feudi
lucani fino ai rilievi che dividevano la valle del Basento dal bacino del
Bradano ampliati con l'acqusizione delle terre di Tricarico portate in dote
dalla terza moglie del Conte, Sveva di Avezzano. Nel 1307 con l'assenso di Re
Carlo, Tommaso di Sanseverino divideva i feudi tra i figli Enrico, Guglielmo,
Roberto e Giacomo il quale sposando Margherita di Chiaromonte acquisiva il
controllo dei centri della media valle del Sinni e dal padre riceveva il
territorio di Tricarico ed i centri della valle del Basento tra cui anche
Miglionico. Si può quindi, attribuire ad un Sanseverino, del quale il primo
documento pervenutoci, relativo a concessioni fatte alla popolazione di
Miglionico, risale al 1358, l'inizio della costruzione del castello e
l'ampliamento del perimetro fortificato che ingloba nella nuova cerchia i
quartieri sviluppatisi intorno alla Chiesa Madre. L'epoca della costruzione che
sostituisce il fortilizio esistente nel borgo altomedioevale, non va oltre i
primi decenni del secolo XIV e va riportata all'infeudamento della cittadina ai
Sanseverino seguita alla definitiva sconfitta del partito svevo. Federico II
dopo essere stato incoronato imperatore da Papa Onorio III nel 1220 convoca, lo
stesso anno, a Capua tutti i Baroni pugliesi e tra i provvedimenti adottati
nella dieta ordina il diroccamento o l'acquisizione al demanio regio di tutti i
castelli baronali o edificati senza l'assenso reale. I provvedimenti promulgati
e confermati a Messina nel 1221 saranno ribaditi a Melfi nel 1231 ed
accompagnati da un'altra serie di ordinamenti tra cui la nomina di un
Provisores castrorum col compito di sovrintendere alla costruzione dei nuovi
edifici castellari iniziata da Federico in tutto il Regno meridionale. Nel 1278
le imposizioni di Carlo d'Angiò relative alla manutenzione dei castelli
appartenenti al regio demanio ed ereditati dall'amministrazione sveva, citano
Miglionico solo per assegnare alla popolazione gli oneri per la manutenzione del
castello di Montescaglioso. Questo è già documentato in epoca normamma come pure
quello di Montalbano e di Petrolla presso Pisticci, che rientrano nei medesimi
provvedimenti angioini dimostrando come i castelli elencati nelle imposizioni
del 1278 corrispondano a quelli preesistenti in epoca normanno-sveva. Ciò non
implica la esclusione della esistenza di una roccaforte a Miglionico che
certamente di scarsa importanza e non censita tra le pertinenze demaniali, è
localizzata nella estrema propaggine del nucleo altomedioevale raccolto intorno
alla chiesa di S. Nicola dei Greci. Con il definitivo infeudamento ai
Sanseverino, tra la fine del XIII e gli inizi del XIV, Miglionico assume un
significato strategico tutto particolare. La nuova suddivisione dei feudi
meridionali dopo la stabilizzazione della monarchia angioina ha determinato il
frazionamento dell'antico Comitatus Montis Caveosi il cui territorio orientale è
definitivamente assegnato nel 1308 ai Del Balzo mentre i territori occidentali
pervengono nelle mani dei Sanseverino. La baronia del grande casato si estende
dalle coste del Tirreno fino ad un limite orientale fisicamente corrispondente
al bacino del Bradano lungo il crinale percorso dal tracciato della via Appia
che lambisce anche Grottole e Tricarico confinando, su questo versante, con i
territori appartenenti ai Dal Balzo estesi fino all'Adriatico. Miglionico è,
quindi localizzato agli estremi confini dei feudi sanseverineschi e la posizione
occupata è ancora più importante per la vicinanza dell'Appia che esalta il ruolo
del paese a presidio di un'area significativa per l'equilibrio tra le due
maggiori baronie meridionali. L'edificazione del castello e le opere di
fortificazione del centro evidentemente obbediscono alla necessità del
feudatario di approntare una linea, individuata dalla direttrice Miglionico,
Grottole, Tricarico, per la difesa dei confini del proprio territorio e questo
scopo certamente non è soddisfatto dalla ridotta e fatiscente struttura già
esistente nel borgo altomedioevale. Il Sanseverino sceglie quindi un'altro sito
e per l'espansione dell'abitato verso il Torchiano e S. Sofia individua il
pianoro del versante sud-occidentale del rilievo il quale, tra l'altro è in una
posizione eccellente per controllare la direttrice stradale verso Nord in
direzione di Grottole. Il nuovo perimetro murario edificato contemporaneamente
al castello, cinge tutta la collina assemblando in un unico agglomerato il borgo
più antico ed i rioni della più recente espansione. Il perimetro delle mura è
intervallato da torri circolari e interrotto da quattro accessi: porta Pomarico
sul versante Sud e verso la strada che conduce al paese limitrofo, porta
Grottole sul versante occidentale rivolta in direzione dell'Appia, porta S.
Sofia sotto il convento francescano e porta Fontanelle, l'unica ancora
esistente, nel medesimo versante, sulle strade che collegano l'abitato alla
valle del Bradano in direzione di S. Giuliano. Nei decenni successivi in qualche
tratto, lungo i pendii più inaccessibili, le mura sono sostituite da agglomerati
di abitazioni a schiera e dalla massa delle residenze patrizie, palazzo
Ventura-Aspriello, e palazzo Petito, situati sul ciglio del versante, mentre a
S. Sofia il monastero del Carmine è parte integrante del perimetro fortificato
secondo uno schema abbastanza consueto nei paesi vicini dove i maggiori
complessi chiesastici e conventuali costituiscono un elemento preponderante del
perimetro della cinta. A Tricarico il complesso dell'episcopio è inglobato nelle
mura orientali, a Irsina la Cattedrale ed il palazzo vescovile integrano il
settore occidentale della cinta e a Montescaglioso la difesa dell'intero
versante nord-orientale del paese è affidata alla massa dell'Abbazia
benedettina. A Miglionico lo schema si ripropone con il monastero edificato su
un'area libera adiacente le mura delle quali il complesso ingloba una delle
torri circolari che nella parte superiore, svuotata da una serie di archivolti
attualmente tompagnati, reca le tracce di una trasformazione operata da frati
per ricavarvi una sorta di belvedere. In altri settori,
dipendentemente
dall'orografia del sito, la cinta muraria è trasformata in terrapieno o in
muratura di contenimento delle strade perimetrali che corrono lungo i bordi
dell'abitato: questa condizione si verifica soprattutto nella zona di S. Angelo
e al Torchiano su cui versanti rivolti verso il Bradano il ruolo di contenimento
e di baluardo difensivo è anche affidato al complesso delle abitazioni edificate
con un alzato al quale corrisponde un livello al piano stradale e altri due o
tre livelli sviluppati nei piani inferiori fino a coprire l'intera altezza del
pendio. Il tessuto
urbano di Miglionico ha conservato la possibilità di leggere
e individuare agevolmente l'andamento dei perimetro fortificato: se buona parte
delle torri si sono salvate da crolli e demolizioni, della cinta invece, non
restano che pochi tratti. Le murature sono state sostituite nel secolo scorso o
agli inizi dell'attuale dalla costruzione di case e sopratutto delle opere di
consolidamento dei pendii e dalla apertura delle strade extramurali che quì,
come in tutti i centri del materano, dove soltanto pochi abitati, in particolare
Tricarico, conservano quasi integralmente il perimetro fortificato, hanno
costituito, nel primo dopoguerra, una fase importante dello sviluppo dei paesi e
della possibilità di edificazione nelle aree immediatamente adiacenti i nuclei
medievali.
A Miglionico la costruzione del perimetro murario risale all'epoca angioina, a
partire dalla metà del XIV secolo, ma i lavori certamente continuano nei decenni
successivi ed in particolare in epoca aragonese: per tutto il secolo XV le mura
sono oggette di una costante manutenzione e adeguamento alle necessità
della
difesa. Se le torri della zona di S. Angelo e S. Nicola dei Greci sono
sostanzialmente rimaste immutate le altre torri, ed in particolare quelle verso
il Torchiano, portano, i segni di qualche trasformazione relativa all'apertura
di feritoie o alla costruzione di barbacani e bastioni, mentre a partire dal
seicento alcune torri, quelle antistanti palazzo Corleto, e le due situate lungo
il versante Torchiano-Castello,
sono inglobate nelle vicine abitazioni delle
quali diventano parte integrante dal tracciato della via Appia che lambisce
anche Grottole e Tricarico confinando, su questo versante, con i territori
appartenenti ai Dal Balzo estesi fino all'Adriatico. Miglionico è, quindi
localizzato agli estremi confini dei feudi sanseverineschi e la posizione
occupata è ancora più importante per la vicinanza dell'Appia che esalta il ruolo
del paese a presidio di un'area significativa per l'equilibrio tra le due
maggiori baronie meridionali. L'edificazione del castello e le opere di
fortificazione del centro evidentemente obbediscono alla necessità del
feudatario di approntare una linea, individuata dalla direttrice Miglionico,
Grottole, Tricarico, per la difesa dei confini del proprio territorio e questo
scopo certamente non è soddisfatto dalla ridotta e fatiscente struttura già
esistente nel borgo altomedioevale. Il Sanseverino sceglie quindi un altro sito
e per l''espansione dell'abitato verso il Torchiano e S. Sofia individua il
pianoro del versante sud-occidentale del rilievo il quale, tra l'altro è in una
posizione eccellente per controllare la direttrice stradale verso Nord in
direzione di Grottole. Il nuovo perimetro murario edificato contemporaneamente
al castello, cinge tutta la collina assemblando in un unico agglomerato il borgo
più antico ed i rioni della più recente espansione. Il perimetro delle mura è
intervallato da torri circolari e interrotto da quattro accessi: porta Pomarico
sul versante Sud e verso la strada che conduce al paese limitrofo, porta
Grottole sul versante occidentale rivolta in direzione dell'Appia, porta S.
Sofia sotto il convento francescano e porta Fontanelle, l'unica ancora
esistente, nel medesimo versante, sulle strade che collegano l'abitato alla
valle del Bradano in direzione di S. Giuliano. Nei decenni successivi in qualche
tratto, lungo i pendii più inaccessibili, le mura sono sostituite da agglomerati
di abitazioni a schiera e dalla mussa delle residenze patrizie.
Il Castello da
roccaforte a residenza
L'architettura castellare in Basilicata è ricca di
notevoli complessi per la maggior parte poco conosciuti ed indagati. I manufatti
nella maggior parte dei casi portano i segni di notevoli trasformazioni: le
originarie roccaforti normanne, le poche fabbriche sveve, i castelli angioini e
aragonesi, a partire soprattutto dal cinque-seicento, sono quasi tutte
trasformate in residenze gentilizie per le grandi famiglie comitali.
L'esistenza di complessi fortificati nel territorio della regione trova
riscontri in documenti fin dal secolo IX e X e soprattutto in epoca normanna a
partire dalla metà del secolo XI. Spesso il toponimo degli abitati è preceduto
dalla specificazione di castellum o castrum che indica la natura
fortificata del luogo e già nell'ambito del territorio circostante Miglionico
molti centri portano questa definizione. Alla fine del sec. X essa è comune a
Tricarico e Tolve coinvolti in uno scontro con una banda di saraceni insediati
nel castrum di Pietrapertosa; nell'anno 889 il sito di una proprietà nei
pressi del Bradano appartenente al monastero longobardo di S. Vincenzo al
Volturno è indicata come limitrofa al castellum Montis Caveosi e per
tutto il trecento il castrum Jugurij indica il sito di un antico borgo
fortificato nel territorio di Pomarico. Dalla seconda metà del secolo XI i due
termini, con molta più precisione, indicano esclusivamente i nuclei fortificati
mentre per i centri abitati diventa prevalente l'uso del termine civitas
e i nuclei minori sul territorio, che con i centri maggiori costituiscono
l'ossatura del sistema insediativo sviluppatosi e consolidatosi a partire dalla
fine del secolo X, sono denominati casali.
La costruzione delle più importanti roccaforti normanne nel territorio lucano,
il castello di Melfl centro politico della nuova entità statuale, il nucleo
originario del castello di Lagopesole, risale alla prima metà del secolo XI ma
le tracce di una diffusa presenza di strutture castellari, purtroppo quasi
cancellate dalle trasformazioni successive, si rinvengono in tutti gli abitati
sedi di importanti famiglie comitali. A Tricarico è edificata la grande torre e
l'annesso castello poi trasformato in convento francescano; altri grandi strutture fortificate
sorgono a Brienza, ampliate e restaurate in epoca angioina e infine dai
Caracciolo a partire dal secolo XVI; a Moliterno il castello è ampliato in epoca
angioina e poi completamente ricostruito dai Carafa prima, e dai Pignatelli nel
XVI e XVII sec; a Laurenzana il castello normanno sorge su una imponente rupe e
sarà ampliato nel secolo XV dai Dal Balzo e dai feudatari successivi, i Poderico
e i Filangieri; a Lavello l'imponente struttura attuale di epoca aragonese
sorge su un preesistente edificio normanno mentre a Montescaglioso il castello
edificato nei primi decenni del secolo XII è ristrutturato dalla famiglia
Cattaneo nel XVII secolo. In Basilicata un aspetto particolare dell'architettura
castellare è rappresentato dai centri medioevali abbandonati i quali conservano
tracce consistenti delle originarie strutture fortificate. Uno dei complessi più
imponenti dell'intera regione è quello di Uggiano a Ferrandina.
Tra la fine del
XIII e gli inizi del XIV secolo si estendono gli interventi sui manufatti
esistenti, e soprattutto si attiva una nuova committenza legata all'affermarsi
delle grandi famiglie feudatarie che in ogni paese di Basilicata erigono le
proprie residenze o ampliano i castelli già esistenti intervenendo spesso anche
sulle cinte fortificate degli abitati, ampliate ed allargate. Queste condizioni
si affermano e si sviluppano soprattutto nella prima metà del trecento e nel
secolo successivo quando la piccola feudalità angioina degli ultimi decenni del
duecento è sostituita dalle grandi famiglie legate ai D'Angiò prima e alla
monarchia aragonese dopo. I Sanseverino edificano castelli e palazzi fortificati
a Tricarico, Miglionico e Marsico, i Del Balzo costruiscono il castello di
Venosa e restaurano quello di Montescaglioso, la famiglia Tramontana innalza la
fortezza di Matera e i De Bernaudo quella di Bernalda.
Se gli impianti insediativi delle strutture normanne sono strettamente correlate
al luogo nel senso di assecondare con dislivelli ed un'apparente disomogeneità
delle strutture che si adeguano ai pendii ed alle asperità orografiche, le poche
costruzioni federiciane, si rapportano al sito per adeguarlo ad un rigoroso
impianto geometrico. La suggestione esercitata dalle fabbriche imperiali sulla
committenza successiva è notevole ed è rintracciabile negli impianti a
parallelogramma e quadrangolari di alcuni complessi lucani tra cui spicca il
castello di Miglionico.
Il grande manufatto è edificato sulla sommità di una collina prospiciente il
centro storico dal quale probabilmente era separato dal declivo naturale del
pendio che chiaramente è stato modificato con terreno di riporto e la
costruzione di un terrapieno per consentire il collegamento tra abitato e
castello. Il nucleo originario è costituito da tre ali edificate ed assemblate
secondo uno schema perfettamente quadrato di cui il quarto lato, rivolto verso
l'abitato non è occupato da edifici ma era certamente definito da una cinta che
conteneva l'ingresso. La struttura ha torri circolari poste agli angoli
intervallate da alcune torri quadrate mentre la forma triangolare di un recinto
aggiunto sul lato non edificato, all'interno e all'esterno del quale si
addossano successivi ampliamenti tra cui la chiesa completamente trasformata nel
secolo scorso, è determinato dal rapporto con l'orografia dell'area. Al piano
terra l'impianto è scandito da una serie di ambienti modulari coperti da volte a
crociera mentre al piano superiore la scansione si ripete con coperture a botte
a sesto rialzato nel settore meridionale e a crociera costolata nell'ala
nord-occidentale. La presenza delle eleganti e slanciate costolature nell'area
della residenza comitale unitamente ad una monofora tardo-gotica in un ambiente
di raccordo, le piccole monofore della cappella, quella sottostante il loggiato
secentesco e i due portali ogivali, uno per l'accesso al piano superiore e
l'altro al pianoterra, confermano la datazione del nucleo originario del
complesso ai primi decenni del sec. XIV.
Il paramento esterno in pietrame locale in molte parti evidenzia interventi
successivi seguiti forse a crolli o determinati da lavori di manutenzione che in
alcune aree si presentano come vere e proprie sopraelevazioni che interessano le
falde dei tetti la cui orditura è stata modificata: le ipotesi di un
ampliamento, nel senso di un sopraelevazione di tutto il complesso, necessitano
ovviamente di una verifica approfondita direttamente sulle strutture.
L'area dell'accesso ha subito notevoli trasformazioni anche in tempi recenti con
crolli e demolizioni effettuate subito dopo la vendita dell'immobile da parte
del comune che ne era venuto in possesso dopo le leggi abolitive della
feudalità. In questa zona, tra l'altro, sono presenti alcuni elementi erratici,
collocati sull'edificio adiacente l'accesso, una costruzione tardo ottocentesca
innalzata sui resti delle murature della cinta e nell'archivolto in tufo
dell'ingresso. Una scultura tardo romanica di spoglio rappresentante un leone
proviene forse dal portale originario o da qualche altra fabbrica, come anche le
mensole trecentesche, analoghe ad alcune esistenti nelle navate della Chiesa
Madre che definiscono l'imposta dell'attuale portale del Castello mentre lo
stemma del Sanseverino di Bisignano apposto lateralmente nell'attuale accesso
era collocato sicuramente sull'ingresso originario. Al lato meridionale più
tardi sarà aggiunta un'altra costruzione, contenente un'ampia sala oggi divìsa
in due ambienti, che determina anche la trasformazione in grande loggiato del
corpo immediatamente antistante. Le caratteristiche dell'edificio, anche se
definito da strutture tipiche degli impianti di difesa, sono quelle di un grande
complesso la cui funzione è tuttavia legata soprattutto alla residenza di una
grande famiglia comitale, elemento che con il passaggio del feudo di Miglionico
dal Sanseverino alla famiglia Revertera che lo acquista nel 1624, determina la
definitiva trasformazione del castello in residenza baronale. Ai decenni
successivi all'acquisto risale il nuovo sistema distributivo del complesso,
organizzato in una prima fase lungo un profondo loggiato addossato al lato
settentrionale del cortile che più tardi è arricchito da un serie di archivolti
in tufo, e successivamente è prolungato verso gli altri lati del quale quello
rivolto a sud è caratterizzato da un porticato coperto a crociera.