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IL RESTAURO E LO STRUMENTO
SOPRINTENDENZA AI BENI AMBIENTALI E ARCHITETTONICI DI
BASILICATA - SEDE DI MATERA
MIGLIONICO (MT): CHIESA S. MARIA MAGGIORE RESTAURO DELL'ANTICO ORGANO
Lo smontaggio dell'organo, avvenuto in data 24/11/79, ed il successivo
trasferimento nel laboratorio dei F.lli RUFFATTI di Padova, vennero
commissionati dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici della
Basilicata che aveva da poco intrapreso i lavori di restauro della Chiesa Madre.
Per mancanza di finanziamenti, l'affidamento alla ditta RUFFATTI dei primi
lavori di restauro venne effettuato solamente il 25/03/85, nell'ambito di una
perizia di spesa relativa ai lavori di consolidamento e restauro della Chiesa. I
lavori, finanziati inizialmente dalla Cassa per il Mezzogiorno e successivamente
dall'Agenzia per la Promozione dello Sviluppo per il Mezzogiorno, riguardavano
il restauro dei seguenti componenti:
La tastiera: dopo averla smontata e ripulita accuratamente, tutti i tasti sono stati rettificati singolarmente e riparati ed il telaio restaurato previa disinfestazione con antitarlo. Le punte di guida sono state disossidate e ridotti i laschi prodotti dall'uso. Si è proceduto, altresì, alla sostituzione delle placcature mancanti e dei feltri di fine corsa.
La Pedaliera: tutte le molle di ritorno sono state sostituite con nuove e applicati nuovi feltri a fine corsa.
Somieri: il somiere maestro e quello della basseria sono stati accuratamente aperti e ripuliti, le coperte e le cinture trattate con sostanze antitarlo, restaurate, e tutti i fori dei tarli turati per ovviare ad eventuali passaggi d'aria. Sono state rettificate le stecche di comando dei registri, i loro piani di scorrimento e le false stecche. I separatori di canale, reincollati ove necessario, sono stati trattati con sostanze antitarlo e impermeabilizzati. Le molle sono state tutte sostituite con nuove in filo di ottone crudo ed i ventilabri del comando di nota revisionati, rettificati e tutti reimpellati con sceltissima pelle doppia, di grosso spessore. Eseguiti i sopradescritti lavori, s'è provveduto alla chiusura dei somieri, previa sostituzione di tutte le guarnizioni con nuove in pelle di agnello, sia nelle parti di aderenza, che nelle portine della secreta, per una perfetta tenuta dell'aria.
Meccanica di trasmissione: i pomelli di comando dei registri sono stati ripuliti e restaurati e le catenacciature di riduzione sia delle note, che dei registri, accuratamente restaurate. Tutti i catenacci sono stati disossidati e trattati con olio antiruggine trasparente. I tiranti tastiera-somiere e tastierapedaliera sono stati sostituiti con nuovi in ottone e si è provveduto a rendere il funzionamento del complesso il più' silenzioso possibile.
Fonica:
a) Canne di metallo: tutte le canne originali sono state attentamente
riordinate nell'intento di ricomporre ogni singola fila secondo lo schema
fonico d'origine, eliminando così deleteri effetti delle manomissioni
intervenute in epoca passata. Successivamente sono state accuratamente
lavate e restaurate ove necessario, avendo cura che le qualità foniche
d'origine non venissero alterate. Si è provveduto, ove necessario, a
rettificare la forma dei piedi e dei corpi, a saldare i bordi staccati e
tagliati, e ad eliminare in genere tutti i danni causati dal tempo e dalle
manomissioni. Tutte le parti delle canne di facciata colpite dal cancro
dello stagno sono state rimosse e sostituite con tasselli di metallo nuovo,
mentre sono state ricostruite nuove tutte le canne irrestaurabili o
mancanti, dopo attento esame delle caratteristiche, delle scale di misura e
del tipo di materiale usati in origine, ricavando tali dati dalle canne
integre.
b) Canne di legno: sono state accuratamente ripulite e restaurate, e tutti i
bordi aperti e incollati con colla a caldo, secondo la tecnica originale.
Manticeria: i due mantici a libro, una volta aperti, sono stati riparati nelle fessure e nei fori del tarlo, trattate con sostanze anti-tarlo e impermeabilizzati. Si è inoltre provveduto al totale reimpello, con l'impiego di pelle di montone di prima scelta, come le valvole di ingresso dell'aria, ed alla riparazione delle condutture d'aria di collegamento tra mantici e somieri.
Elettroventilatore: è stato fornito e messo in opera un nuovo elettroventilatore con sordina, in grado di fornire un'erogazione d'aria stabile e abbondante, e di sopperire a qualsiasi richiesta. E' stato posto entro una cassa costruita con pannello di legno sfibrato e foderata interamente con materiale diacustico per assicurare il massimo di silenziosità e ridurre il fruscio dell'aria. Il ventilatore è stato collegato all'impianto di distribuzione mediante uno speciale elemento di giunzione flessibile, al fine di isolare qualsiasi vibrazione. L'aggiunta del ventilatore è stata eseguita in modo da non precludere l'attuale funzionamento manuale dei mantici, che resterà intatto nella sua struttura e funzionalità.
Panca per l'Organista: si è realizzata una nuova panca per l'organista, in sostituzione di quella originale, - andata perduta.
Cassa di risonanza: dopo averla restaurata nelle sue parti mancanti e danneggiate si è provveduto a realizzare una parte di fondo dell'organo, costruita in legno di abete, indispensabile alla funzione di "cassa armonica" che ha l'attuale cassa in cui è racchiuso lo strumento. Si è provveduto, altresì, al consolidamento di tutte le parti strutturali e di sostegno del somiere.
Trasporto ed innalzamento dei materiali, rimontaggio
dello strumento, intonazione, armonizzazione dei registri e accordatura
generale. Trasporto e innalzamento: una volta ultimati i lavori di restauro
in laboratorio a Padova, tutte le parti dell'organo sono state accuratamente
imballate e trasportate a mezzo camion nella chiesa, dove si è provveduto
all'innalzamento a piano cantoria per il montaggio,
b) Rimontaggio dello strumento: tutti gli elementi componenti lo strumento
sono stati rimontati a regola d'arte. Si è provveduto al collegamento delle
condutture dell'aria con nuova pelle di agnello, all'allacciamento della
meccanica, alla messa in fase di tutti i congegni di comando e di movimento.
E' stato eseguito successivamente una verifica generale per l'accertamento
del perfetto funzionamento di tutte le parti e alla regolazione della
pressione d'aria.
c) Intonazione e accordatura: si è provveduto all'intonazione di tutte le
canne restaurate e di quelle ricostruite, secondo i criteri in uso
nell'epoca. Questo lavoro si è svolto con la massima cura badando a non
alterare, benché minimamente, le caratteristiche d'origine, ma semplicemente
a farle riaffiorare senza forzatura alcuna. Particolarmente curata è stata
l'armonizzazione dello strumento così come l'accordatura fatta "in tondo",
secondo le regole dell'organarla classica, a temperamento inequabile.
Ing. Mario Maragno
DESCRIZIONE DEI LAVORI DI RESTAURO
II restauro è stato eseguito dalla Famiglia Artigiana Fratelli Ruffatti di
Padova in accordo con le direttive delle Soprintendenze per i Beni Ambientali e
Architettonici e per i Beni Artistici e Storici della Basilicata. Durante un
lungo periodo di abbandono lo strumento aveva riportato danni consistenti
causati da infiltrazioni d'acqua, da parassiti xilofagi e topi. A questi si
sommavano le offese recate dall'uomo, accordature fatte "a squarcio" con il
taglio delle canne alla sommità, tentativi maldestri di riaccomodare il somiere
praticando fori.
Si è operato nell'intento di riportare lo strumento alle condizioni originarie
di operatività e di recuperare al meglio le caratteristiche timbriche di questo
prezioso organo. Le parti lignee sono state disinfestate e consolidate dove
necessario; tutte le parti deperibili, e in modo particolare le pelli, sono
state sostituite con pelli di pecora e agnello conciate al naturale, secondo le
tecniche antiche. Il somiere, che racchiude i meccanismi atti a distribuire
l'aria alle canne, è stato completamente smontato, rettificato,
impermeabilizzato e poi rimontato secondo le tecniche originali, rispettando
ogni dettaglio, al punto che chiodi di fissaggio delle coperte, forgiati a mano.
sono stati catalogati e disposti in planimetria allo smontaggio e poi
ricollocati ciascuno nella sede originaria
Tutte le canne sono state rimesse in forma, riparate negli spacchi, riallungate
ai corpi dove necessario. Per quelle di facciata si è trattato di un lavoro
particolarmente impegnativo poiché intere porzioni di metallo, specialmente alle
"bocche", erano ormai polverizzate. E' stato quindi necessario innestare, con
saldature piatte, porzioni di metallo omogeneo per fattura e composizione. E si
è compiuta un'opera di analisi approfondita sul materiale fonico in modo da
individuare le condizioni di intonazione, corista e temperamento precedenti agli
interventi maldestri cui si è dianzi accennato. Si è potuto così far riaffiorare
il timbro di ogni canna e si è rilevato, un sistema di accordatura che si
avvicina molto al "mesotonico", in alcune zone praticato fino al diciannovesimo
secolo inoltrato.
I due mantici originali "a cuneo" sono stati impermeabilizzati e impelati con
nuove pelli di montone ed agnello. E' stato necessario ricostruire alcuni
marginali andati perduti (le stanghe, parte del cavalietto di supporto). E'
stato fornito un elettroventilatore, collegato però in modo che l'organo possa
ancora essere azionato manualmente come in origine. La cassa di risonanza infine
è stata restaurata con il consolidamento delle parti lignee e la pulitura delle
superfici dipinte. Le lacune sono state parzialmente integrate con la tecnica
del rigatino. E' stato necessario anche ricostruire e scolpire a mano alcune
parti dei fregi intagliati che erano andate perdute.
LO STRUMENTO
L'organo è collocato su una
cantoria che si affaccia al lato destro del presbiterio ed è racchiuso in una
cassa lignea dipinta e decorata con fregi intagliati e dorati. La facciata è
composta da 31 canne in stagno disposte a cuspide su tre campate.
La tastiera ha l'estensione di 45 tasti (Do 1 - Do 5, con prima ottava
"scavezza").
I tasti diatonici sono ricoperti in bosso con frontalino scolpito
pure in bosso, mentre i tasti cromatici sono in noce ricoperto di ebano. La
pedaliera comprende un'ottava completa di otto tasti (Do 1 - Si 1).
I registri sono azionati da pomelli metallici a tiro disposti su due file
verticali al lato destro della tastiera:
Principale
Ottava
Decimaquinta
Decimanona
Vigesima Seconda
Vigesima Sesta
Vigesima Nona
Voce Umana
Flauto in XII
Flauto in VIII
Tiratutti Contrabasso
(senza comando di registro - suonabile sia dalla tastiera che dalla pedaliera.
E' costituito da otto canne in abete (Do, Re e Mi di 8 piedi aperte e le
successive di 16 piedi aperte).

Accessori: Uccelliera,
Zampogna in Sol, Zampogna in Fa
Ritali delle file di ripieno al Do diesis seguente il Do di 1/8 di piede.
Il somiere maestro è in noce, "a tiro", con 45 ventilabri e 10 stecche di
registri, corrispondenti ai seguenti registri a partire dalla facciata:
Principale
da Do 1 a Fa 1 in legno, non comandante
Voce umana
con accordatura "crescente"
Ottavino
da Do 1 a Fa 1 in legno, non comandante
Decimaquinta
Flauto in XII
Decimanona
Vigesima
Seconda
Vigesima Sesta
Vigesima Nona
Flauto in VIII
su aggiunta posteriore al somiere realizzata in antico.

La
manticeria è costituita da due mantici a cuneo con azionamento manuale
mediante stanghe di legno.
Un'iscrizione dipinta sul fronte della cassa riporta con buona evidenza il nome
dell'autore e l'epoca di costruzione. Vi si legge:
RDS DNS JOSEPH RUBINO CASTILANETEN
HOC OPUS FECITANNO DOMINI 1749
la dicitura è ripetuta in rosso, su una striscia di carta incollata sotto la
cornice semicircolare posta alla base della campata centrale. Un'analisi più
attenta rivela che lo strumento fu "rifatto" dal Rubino nel 1749 conservando
però molti importanti elementi appartenenti con probabilità ad un più antico
organo che già esisteva in chiesa. Si può notare, ad esempio, la mancata
uniformità stilistica della parte superiore della cassa rispetto alla base,
certamente più antica.
E proprio sulla parte inferiore alcuni graffiti, che si possono ancora
individuare con qualche difficoltà, sono rivelatori.
Riportano nomi di organisti e riparatori, certo poco rispettosi dell'opera per
aver inciso i loro nomi su una superficie dipinta, ma che ci forniscono una
testimonianza interessante. Questi sono i testi di alcune iscrizioni:
D. Franco Am.o Lasala M.ro
d'organi a 20 di giugno
1685
Am.o Novelli
organista 1736
e 1737....
..a ne Laboris
una data: 1735 un nome senza data: S.D. co Ludovico Giordano
E' chiaro dunque che l'intera parte inferiore della cassa e forse anche altre
componenti appartengono ad uno strumento precedente al 1685.
L'analisi particolareggiata delle canne compiuta in sede di restauro ha messo in
luce altre interessanti particolarità. Anzitutto la facciata, intaccata in modo
profondo dal processo di cristallizzazione che comunemente si definisce "cancro
dello stagno", sembra essere molto antecedente rispetto all'epoca del Rubino
(1749). E anche le canne interne di piombo farebbero pensare in base alle
tecniche costruttive e allo stato di ossidazione, ad una loro collocazione
almeno nel 1600 se non adirittura nel 1500. Si può quindi pensare ad un
riutilizzo parziale di canne più antiche da parte del Rubino e l'ipotesi sembra
confermata dall'esame delle canne del Flauto in XII, antiche ma di fattura
diversa rispetto al resto del corpo fonico.
La pedaliera, originariamente non presente, fu introdotta forse dal Rubino e
collegata ad un somiere con 8 canne in legno posto di retro all'organo. Da
segnalare inoltre la presenza di un'"uccelliera", ovvero di un congegno
costituito da alcune canne immerse parzialmente in una vaschetta con acqua, che
quando suonano riproducono l'effetto del cinguettio di uccellini. Questo
elemento, di cui sono state ritrovate tracce, è stato ricostruito. Originali
sono invece due rare zampogne con tuba di legno molto arcaica.
F.lli Ruffatti di Padova