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GLI UOMINI
CHE HANNO FATTO MIGLIONICO
di Giuseppe Ventura
Parte 2 di 3
 
ETTORE FIERAMOSCA
Conte di Miglionico: 2 novembre 1487
Questo
personaggio nobilita il Castello di Miglionico e
lo rende valido per quei duri tempi di sollevazione
contro i francesi invasori chiamati dal Papa. Sotto
la signoria del Fieramosca la vita del feudo diventò
prospera e il nome divenne celebre. Dopo il fatto
d'armi di Barletta tra Francesi ed Italiani capitanati
da E. Fieramosca, a « quest'ultimo uscito coi segni
di vittoria dal campo della disfida, fu concesso
il titolo di Conte di Miglionico ». L'Enciclopedia
Treccani voce Barletta dice: « Ettore Fieramosca
ebbe conferma dei suoi feudi ed il titolo di Conte
di Miglionico »... Ad Ettore Fieramosca fu dato
sul campo, in aggiunta ai titoli nobiliari e feudali
della famiglia, il titolo di Conte di Miglionico
e Signore di Acquara. Fu veramente conte di Miglionico
il Fieramosca e ritenne il « feudo come prediletto
»? Nel restauro della Civica Chiesa « S. Maria delle
Grazie », di recente nel 1972, venne alla luce un
bellissimo affresco attribuito da studiosi della
storia locale e dalla soprintendenza alle belle
arti, al periodo del sec. XV: raffigura da una parte
un corteo con clero (vescovo-sacerdoti-religiosi-congreghe,
ecc. con insegne religiose) autorità e popolo che
incedono in processione verso l'immagine gloriosa
della Vergine (rimasta solo in parte perché al centro
dell'affresco nel 1800 vi fu aperto un finestrone)
e dall'altra parte il Signore con la corte e le
schiere di soldati che alzano le armi verso la Vergine:
sopra un cartiglio con diciture di gratitudine del
popolo miglionichese e del feudatario che viene
distinto dallo stemma del Fieramosca. Ugualmente
altri due stemmi sono collocati in detta Chiesa
Civica sotto l'affresco della Natività di Maria
e sulla vela delle campane. Ma ancora come se non
bastasse viene fatta risalire all'eroe di Barletta
la dotazione di alcune terre in località « Porticella
di Pomarico » in agro di Miglionico alla « B. V.
Maria delle Grazie » perché la « festa sia la principale
» non solo nell'abitato, ma anche in agro. Le due
feste vengono sempre celebrate: una il giorno 8
settembre: Natività di Maria SS.ma e l'altra la
3° domenica di settembre. Tutti gli atti medievali
e meno parlano sempre di detta iniziativa come dovuta
al Conte di Miglionico Ettore Fieramosca. Perfino
il vecchio « pallio » della Congrega di S. Maria
delle Grazie, conservato dal Parroco, porta nel
rovescio lo stemma di E. Fieramosca, come si trova
nella « Cantina della Disfida » a Barletta. Nel
centro storico da molti anni c'è una via dedicata
ad E. Fieramosca, come c'è quella dedicata al Re
Milone. Urbano II fu anche ospite del Castello di
Miglionico nel 1092, quando si recò a Matera.
DOPO LA CONGIURA
La
sorda lotta tra monarchia e feudalesimo era ormai
alla fine. Il Re Ferdinando I mosse contro le terre
del Papa, il quale chiese la pace e provocò la distruzione
dei Baroni congiurati in vari punti: Diano o Sala
Consilina, Melfì con Venosa, Tramutola e, per limitarci
alla terra di Miglionico si deve ricordare che alla
metà di dicembre un nerbo di fanti e di cavalieri
assaltò violentemente e occupò le terre ed il castello
stesso. Lo stesso Girolamo Sanseverino con Luca
scamparono la morte con la fuga ma caddero nel 1487
prigionieri e poi al 23 luglio lasciarono il capo
sul patibolo, come altri feudatari. L'autorità regia
aveva trionfato sul feudalesimo e nella stessa larga
Sala del Malconsiglio fu imbandita la festa della
vittoria. Il figlio del decapitato Barone Girolamo
Sanseverino, Pietrantonio profittò della disfatta
del Re dagli Spagnoli per riavere il feudo (1515)
che riebbe e vendette ai Pignatelli (1536) col patto
del riscatto. Senza più parlare di tali trapassi
occorre ricordare che nell'anno 1526 essendovi guerra
tra Spagna e Francia, Miglionico si difese strenuamente
e dal Castello e dalle Torri di cinta e fortificazioni
respinse l'invasione Francese. I cittadini si difesero
contro i Francesi, comandati da tale Annecie. Il
Castello passò poi agli Orsini ed infine ai Revertera.
Ma la storia feudale era terminata.
LE PORTE E TORRI
Solo
i nomi sono sufficienti a descrivere l'attività
e l’importanza dei personaggi che hanno costruito
questa nostra comunità. Le recenti ricerche hanno
svelato origini e ritrovamenti che vanno fin da
lontani secoli IX e IV a.c.: suppellettili e arredi
tombali, mosaici di pavimentazione, opere idrauliche
dell'età archeologica di primaria importanza. L'alluvione
del 19 settembre 1976, con una frana, sotto la Torre
del Fino, svelò l'esistenza di una necropoli con
arredi vascolari, oggetti di bronzo, ornamenti militari
e muliebri e infantili del sec. VI a.c. ed ho avuto
occasione di prendere in mano resti calcificati
e polverizzati di quegli antichi antenati. Gli oggetti
rinvenuti sono finiti nel Museo Ridola di Matera.
Le porte sono ai quattro cardini dell'abitato, secondo
il tracciato storico: Porta Pomarico o Varanus ad
est, Porta S. Sofia o Polaris al nord, Porta Grottole
o Suillina da Silla ad ovest; Porta Meridie o Mezzogiorno
verso l'attuale Castello al sud. In questi tempi,
un vecchio scrittore. Lupo Protospata, parla di
questi luoghi descrivendoli unici. Si parla anche
dell'alleanza di Miglionico con gli Entri, riuniti
a Montalbano Jonico. Larghe tracce hanno lasciato
nell'architettura gl'invasori bizantini, normanni,
greci e longobardi.
LA CHIESA MADRE
Intanto
anche i fondamenti della religione cristiana ai
tempi apostolici si diffondevano fra gli abitanti
di Miglionico, i quali riservavano nel loro abitato,
ben chiuso e ben costruito, dei luoghi migliori
per dedicarli al culto ed erigendoli in « luoghi
sacri ». La Chiesa Madre, in fase di restaurazione
e chiusa al culto da dieci anni circa, è stata oggetto
di studi e ricerche da parte della Soprintendenza
ai Monumenti ed è stata ritenuta un « monumento
» molto importante ed « unico » della Basilicata,
tanto che il Ministero della Pubblica Istruzione
e dei Beni Culturali ha deciso di restaurare a spese
proprie. Essa fu sede di Vescovi e di 3 Cardinali:
dal 1200 al 1682, com'è stato recentemente pubblicato
da uno storico vaticano, prof. Luigi Russo, nelle
« Collette » delle Insigni Chiese Latine del Mezzogiorno
d'Italia… Ne restano tracce importanti nei monumenti
sepolcrali vescovili, scoperti nel restauro del
1974. Attualmente risulta composta da almeno tre
edifici sovrapposti e in tempi diversi: con un tiburio
di stile basilicale greco-bizantino sulla navata
centrale, a cinque absidi con cupola greco-bizantina
ed altare. Sul lato sinistro si erge una Torre romanica
a tre ordini con altirilievi di Madonna con Bambino,
S. Pietro.,S. Paolo, Sant' Emidio vescovo e S. Michele.
Si accede al sacro edificio da un portale romanico-gotico.
intagliato nella pietra ed una Porta Piccola di
ricco stile barocco, con una pregevole figurazione
in pietra della « Pietà ». Nel 1975 i lavori di
restauro evidenziarono anche una « Chiesa per i
Sacramenti » dell'iniziazione cristiana, secondo
gli antichissimi Sacramentari orientali e romano-latini.
Sotto il Campanile vi è costruita una lunga e solidi
CRIPTA NORMANNA, con artistiche ed eleganti arcate
in pietra e distinti sedili murali perimetrali.
Accanto vi stanno singolari sepolture dei « Canonici
Latini », che fin al 1875 resero illustre questa
Chiesa « Collegiata Insignita e ricettizia »: il
« canonico » non veniva deposto nella bara, ma rivestito
dei sacri paramenti, pari alla dignità e grado,
veniva tumulato seduto su ben forgiata nicchia e
soltanto dopo la decomposizione le ossa venivano
deposte in luogo sotterraneo appartato. Ho provato
un'impressione del tutto singolare per la grandezza
sproporzionata delle ossa longitudinali che io stesso
ho veduto. Le misure sono tali che facevano pensare
a stature gigantesche di quei « preti, vescovi o
cardinali ». Ho provato anche una particolare suggestione
quando sono sceso nelle cripte sotto la navata centrale
al vedere nelle
volte
una « mano », una «martellina» con la data 1796
e la scritta « se sei vivo batti un colpo » (tutto
in calco di gesso). Era l’anno della pestilenza
ed i corpi degli appestati, vivi o morti, venivano
letteralmente gettati dalle « forge », che comunicavano
col pavimento della Chiesa. E il 9 dicembre sempre
del 1975 su interessamento di D. Mario, a spese
del Ministero della Sanità, con l'intervento del
Sindaco, le cripte furono vuotate dalle ossa umane
e circa 2.000 salme, raccolte in molti sacchi di
plastica, su autocarri, alle prime luci dell'alba,
sono state traslate alle fosse comuni del Cimitero
Comunale, onde permettere agli operai di continuare
a scavare per ultimare le ricerche. Suonava, allora,
lugubre, prima dello spuntare del sole, il « campanone
» di molte tonnellate, e nello stesso giorno fu
deposto... ed ha cessato temporaneamente il suo
servizio in attesa di ritornare al suo posto. Durante
i lavori sono stati scoperti dipinti preziosi su
tela di autori insigni: l'Assunzione del Tintoretto,
la Deposizione di scuola michelangiolesca, la Presentazione
e Madonna con Santi del Guercino, una Via Crucis
di pregevole fattura napoletana del 600, una statua
in pietra di S. Lucia di Stefano da Putignano del
1400, dodici statue lignee di scuola veneta del
sec. XV1T. tele del Ferri del 1600, paramenti e
stoffe di pregevole fattura dal sec. XTT al XVIIT,
argenteria, reliquiari. calici, incensieri, ostensori,
legni dorati. Non posso a questo punto non presentare
il celeberrimo Polittico del Cima da Conegliano.
di cui mi riservo parlare a parte.
LA COMUNITÀ' GRECA
largo S. Nicola dei Greci
Lasciata
la comunità latina desidero parlare, per qualche
momento della Comunità greca sita nell'attuale Largo
S. Nicola dei Greci. Questa comunità risale all'antico
periodo dei greci. posti sotto la supremazia dell’archieptarchia
(sette chiese principali: sette doni dello Spirito
Santo o sette finestrelle) di Otranto. come si può
vedere nella porta istoriata della Basilica Cattedrale
di Otranto. La Comunità cristiana di Miglionico
era presieduta dall' ABBAS e contava trenta monaci
affiliati per i servizi di ufficiatura in lingua
e rito greco, mescolato al bizantino. Unica relazione
era « l’aghìa »: S. Nicola, che invece al Rione
Torchiano diventa S. Nicola da Bari ed al Castello
dei Baroni S. Nicola da Myra. Del rito greco restano
documenti che io vedo e tocco continuamente. « Largo
S. Nicola » con portali e finestre greche, croci
pettorali e collane di argento e ori pervenuti a
Don Mario dagli abitanti della zona: anello con
reliquie di santo greco, consegnato dal muratore
nel 1975; una croce pettorale con collana di fattura
greca conservata in astuccio di legno, consegnata
dal proprietario della casa, durante i lavori di
restauro nel 1976 a Don Mario; insegne greco-bizantine
nei vestimenti ecclesiastici di Don Mario: veste
talare nera (latina) con ornamenti verdi-oro (rito
greco) col titolo di «Abbate e Protonotario apostolico»
del Parroco-curato dell'insigne collegiata di S.
Maria di Miglionico dal 1796. L'opera del Clero
e della Comunità di Miglionico a questo punto è
legata a due fenomeni di tempi consecutivi: il periodo
delle migrazioni basiliane e delle crociate: due
argomenti che mi invitano a parlare del ricco apporto
culturale e religioso di Miglionico.
MIGRAZIONI BASILIANE
A seguito
della presa di posizione contro Roma ed in modo
particolare contro il Sacro Romano Impero che opponeva
alla capitale imperiale bizantina Roma come centro
di un'azione e movimento dominatore chiamata « sacra
», perché coinvolta anche la Chiesa Latina contro
la diplomazia ed ecumenica posizione del Patriarca
di Bizanzio, i monaci della REGOLA di S. BASILIO,
al seguito del fatto e della posizione di Eudossia.
- divorziata imperatrice, — si schierarono contro
il potere laico per la posizione ecclesiastica latina,
quindi dovettero emigrare in cerca di nuovi lidi
dove svolgere la loro vita monastica. Da qui l'emigrazione
in occidente dei Monaci di S. Basilio in cerca di
nuove abitazioni che rispecchiassero la caratteristica
di silenzio e vita cenobitica. Essi approdarono
con la loro povertà umana, ma ricchi di spiritualità,
alle sponde della Peucezia e seguendo la viabilità
romana vennero ai grandi bacini silenziosi, idonei
alla loro vita, nella Longobardia, nelle valli del
Taras e Vradanus, favorite da dimensioni geologiche
del tufo. Il fenomeno si integra nella situazione
della popolazione locale che abitava in casa e adorava
la divinità chiusa e scavata nel tufo. Il fenomeno
viene oggi catalogato storicamente come migrazione
basiliana e cripte tufacee, collegata all'unico
fenomeno trogloditico del mondo: « i Sassi di Matera
». Degne di risonanza mondiale sono le Cripte del
Peccato Originale, di S. Lucia, del Cristo, di S.
Leonardo al Bradano: limite dei confini tra l'agro
di Miglionico e quello Materano. Detto fenomeno
coincise con l'anno dell'incoronazione di Carlo
Magno a Roma (Natale dell' 800) fino alla prima
Crociata con Goffredo di Buglione anno 1099. Inoltre
il fenomeno si avvicinò molto all'abitato con le
celle ovoidali che ancora si trovano in località
« Sant'Antuono » (attuale campo sportivo) vicino
alla Fontana della Fabbricata: esistono numero tre
celle.
LE CROCIATE
I crociati
calati dal nord (composti di soldati, commercianti,
popolani, servi della gleba, preti, monaci, ecc.)
diretti in Oriente con ogni mezzo e armati in ogni
modo, per i quali l'arrivo nel mezzogiorno dell'
Europa poteva coincidere, se avevano i mezzi, con
l’imbarco della spedizione verso la Palestina. Ugualmente
molti invece arrivavano stremati di forze fisiche,
perché superstiti di malattie contagiose o di briganteschi
atti di rapina, non pensavano più alla Palestina
per liberare il S. Sepolcro, ma alla propria sopravvivenza.
Infatti avendo ormai esaurito l'ideale, venuto meno
il capitale economico, considerando miracolo il
trovarsi vivi a tanta ventura, finivano con acquisire
dimora. In questo periodo, dalla prima alla quarta
crociata, la comunità di Miglionico ebbe ben 14
archimandriti (capi del clero greco locale) di origine
veneta o d'oltralpe. Per i miglionichesi di allora
« Veneto » voleva dire crociato pervenuto in luogo
con soldatesche o navi della Repubblica Veneta,
alla insegna di S. Marco e lasciati derelitti sulle
rive della penisola italica, perché privi di mezzi
per viaggiare più oltre... e la potenza veneta era
avida di denaro, in qualsiasi modo procurato! Durante
la IV Crociata avvenne la Congiura dei Baroni! La
Comunità di Miglionico sopportò il peso di molti
Crociati d'oltralpe, svernanti nel centro abitato
o nelle ricche masserie del ben coltivato agro.
In questo periodo Miglionico è stata anche sede
Cardinalizia col titolare Card. Vincenzo Palmieri,
mandatovi dal Papa e poi diventato vicegovernatore
di Milano, alla cui ben lodata memoria va ascritto
che la sede di « S. Maria Maggiore » di Miglionico
diventasse obbligatoriamente « censuaria » alla
« Signoria milanese », che spadroneggiava, raggiungendo
il colmo con la Famiglia Borromeo, nell'abbazia
di S. Michele Arcangelo di Monticchio e di Montescaglioso
e Miglionico e giù giù fino a Lecce... nominando
e creando vescovi, abbati, arcipreti feudatari di
detta signoria. Aggiungo due documenti di quanto
asserito: di abbati ed arcipreti, ecc. e di censualità.
A vergogna nostra e del mezzogiorno va ricordato
che gli esattori dei Cardinali erano così fiscali
da non dare spazio economico per « comperare le
candele di cera da mettere sull'altare », per la
celebrazione liturgica, secondo il verbale dei PP.
Cappuccini che officiavano sotto i Borromeo l'Abbazia
di S. Michele Arcangelo di Monticchio, abbandonata
dai PP. Benedittini. Questo periodo resta un miserabile
atto di depredazione ai danni della cultura meridionale
e dell'economia locale. Infatti venivano portati
via non solo elementi economici, ma anche intellettuali
ed operativi dell'umanesimo meridionale, dando luogo
ad una « subdola ma reale questione meridionale
» fin dal medio evo... fenomeno che si aggraverà
ed esploderà nell'unitarismo italiano del 1860 con
Garibaldi ed il ritorno nel sud dei... piemontesi!
ONORIO II - al Bradano
Nell'anno
1128 presso le sponde del Bradano al Vaddone Petroso,
in agro di Miglionico, si accamparono Papa Onorio
II ed il Conte Ruggiero, scomunicato dal Papa, perché
voleva il Ducato di Calabria e Puglia senza dipendere
dalla Santa Sede. Ruggiero con poderoso esercito
di Siciliani passò lo stretto e s'impossessò di
Taranto, Otranto, Brindisi ed altre città e raggiunse
il Papa. Per 40 giorni gli eserciti pontificio e
ducale stettero di fronte senza mai guadare il fiume
finché il Papa per la stagione inoltrata e le febbri
malariche diffuse tra i soldati, per mancanza di
viveri e di mezzi per affrontare le paghe, scese
a patti con Ruggiero e gli diede l'investitura di
Duca delle Calabrie e della Puglia, Dopo 20 giorni
di sosta al Castello di Miglionico si ritirò a Benevento.
Mentre il Papa si ritirava verso Roma, Ruggiero
sottomise le terre attribuitegli e convocò a Melfi
per il 1129 o 1130 i signori, i vescovi, gli abbati
di Calabria, Peucezia, Salenzia, Bruzia, Lucania
e Campania. In tale occasione Ruggiero sarà anche
ospite del Castello di Miglionico; non era ancora
Re delle Sicilie, ecc.
CIMA DA CONEGLIANO
E'
legato al nome di chi lo ha procurato col suo personale
sacrificio: il Dr. Can.co MARCANTONIO MAZZONE, vissuto
tra il 1545 ed il 1626. Confortato nella lontananza
dal Paese dalla sua dote di umanista latino, compositore
e amico personale del T. Tasso, che incontrò alla
corte di Vincenzo Gonzaga di Mantova e nelle varie
corti dove ebbe la sorte di capitare, come Ferrara,
Venezia presso i Dogi, Vienna alla corte imperiale
degli Asburgo, Pietroburgo alla corte degli Zar
delle Russie ed a Parigi come legato pontificio
al seguito del Card. Aldobrandini, diede molto lustro
e fama alla terra di origine. Però ci teneva anche
ad essere onorato a Miglionico e per questo con
tutti i suoi risparmi fece comprare dal Duca Vincenzo
Gonzaga di Mantova le belle 18 tavole del Cima da
Conegliano; si sa che furono comperate a Lipsia
e poi inviate a Miglionico con lo scopo di essere
nominato Arciprete. La cosa non ebbe il desiderato
effetto e scoraggiato ed avvilito non scrisse più,
non compose più nulla e per sopperire al debito
rimasto ancora inevaso la Repubblica Veneta... comprò
dai Gonzaga il Mazzone ... il quale « cambiato paese
cambiata fortuna » (come si dice da noi!) riprese
tutto il suo spirito primitivo con canti e composizioni
latine e in bello stile, tanto da essere catalogato
tra i più valenti secentisti veneti: e qui fu scoperto
e « riabilitato » anche a Miglionico da Don Mario...
perché si pensava che il Polittico fosse stato comperato
nel 1742, come sta scritto sulla cornice di legno
attuale del Polittico, dalla famiglia miglionichese
dei Del Pozzo, citando che sulla tavola centrale
si leggeva lo stemma di detta famiglia: stemma che
fu cancellato nel 1964 durante il restauro, perché
apocrifo. Queste 18 tavole dapprima erano collocate
nella cantoria della Chiesa Madre; rifatto l'organo
e ricostruita la cantoria le tavole furono tolte
e accantonate, finché la famiglia Del Pozzo nel
1742 le fece ricomporre proprio nella vecchia cornice
di facciata dell'organo demolito: cornice in stucco
e oro zecchino: attualmente i dipinti così si trovano
disposti; i PP. Riformati venuti in possesso vi
apposero alla cimasa una specie di baldacchino di
ricco barocco con lo stemma francescano e diedero
il titolo al Polittico di « Madonna del Carmine
», cui era intitolato il Convento annesso dei PP.
Cappuccini... e si fece festa. Però il valore dell'opera
fu definita da un tedesco nel 1909 che si chiamava
Wackernagel e da allora tutti si sono dati da fare
perché l'opera fosse custodita e si scrissero anche
tanti articoli: alcuni belli, altri anche un po'
strani: tutti quelli che conosco io sono incompleti,
perché nessun autore ha nominato tutti i santi dipinti...
anzi nel 1923 l'avv. Niccolo De Ruggieri da Miglionico
alcuni santi li chiamò «e strani santi... con la
scimitarra in testa! ». Io ho chiesto e sono in
grado di dire il nome di tutti a cominciare dall'alto.

Cristo Risorto (non passo!)
Angelo dell'Annunciazione
Vergine Annunziata
S. Chiara d'Assisi
S. Ludovico vescovo
S. Bernardino confessore
S. Caterina d'Alessandria
S. Francesco confessore di Assisi
S. Paolo ridipinto in S. Girolamo
S. Pietro Apostolo, con le chiavi
S. Antonio da Padova
S. Berardo, martire del « Marrocco »
S. Pietro, martire del « Marrocco »
S. Adiuto, martire del « Marrocco »
S. Accursio, martire del « Marrocco »
S. Ottone, martire del « Marrocco »
S. Bonaventura, vescovo e dott.
Nascita di Gesù (dispersa nel 1917).
Perché
il Mazzone abbia comperato il Cima da Conegliano
è abbastanza noto agli studiosi dello scorcio storico:
anzitutto perché l'autore Veneto era abbastanza
noto e giovane: due qualità che lo distinguevano.
Noto poiché pagava « le fiscalità alla repubblica
veneta, da cui dipendeva Conegliano, fin dalla pubertà,
per lavoro artigianale diverso dall'arte paterna:
cimatore di lana »; l'arte diversa era la pittura
e la Repubblica veneta, che funzionava con metodi
quasi perfetti ed ad orologeria per le tassazioni,
non si fece sfuggire questo abitante dei colli di
Conegliano fin dai primi anni dell'esercizio. Giovane
e talvolta scapestrato, sempre per il libero esercizio
della sua arte contro l'imposizione della famiglia
che lo reclamava cimatore: fu ricondotto due volte
da Venezia dove aveva trovato rifugio, e in pubblica
piazza a Conegliano, picchiato dagli «sbirri Veneti
con dieci colpi a culo nudo (!) e riportato alla
famiglia»! Le altre notizie sono abbastanza note:
una prima rivoluzione miglionichese del 1913 e la
seconda molto clamorosa nel 1963, prima che le tavole
fossero prestate per 1'Esposizione della Mostra
di Treviso nella Sala dei Trecento: da questa mostra
il Polittico uscì molto pubblicato ed avvantaggiato,
perché fu consolidato nelle tinte e dopo due anni
restituito alla Cittadinanza nostra. Nel 1972 fu
« avvelenato con bromuro di etile » (il gas delle
camere a gas dei campi di concentramento dei nazisti
contro gli ebrei!) per impedire che qualsiasi tarlo
ne intaccasse la struttura lignea. Ora è oggetto
di molte visite ed anche di studi: Don Mario sta
curando una bella pubblicazione con molti professori,
anche inglesi. Per molte altre notizie basta leggere
STORIA di MIGLIONICO del RICCIARDI e si possono
sapere. Invece ci tengo a sottolineare qualcuna
delle scoperte fatte e di cui non si parla nel libro
sopradetto: e pensare che di alcune siamo stati
noi ragazzi ad essere i primi a sapere: voglio parlare
di queste. Con mio cugino nel 1966 presi parte ad
una bellissima ripresa televisiva intitolata
LE TALPE DI MIGLIONICO
perché
allora si scoprì che alcune tele dipinte della Chiesa
Madre erano di grossi autori: una grande tela con
la Madonna Assunta del Tintoretto, un grande pittore
veneto del sec. XVIII. due altre tele del Quercino
un grande pittore della scuola bolognese dello stesso
tempo, una grande Deposizione di scuola michelangiolesca,
una via crucis del Giordano e scolari come pure
un giornalista di Avellino, il Russoniello, il soprintendente
del restauro di Bari Schettini, ed altri studiosi
con Don Mario scoprirono che
ANDREA MIGLIONICO
pittore
allievo del Giordano di Napoli, era nato a Miglionico,
aveva operato a Miglionico ed era morto a Ginosa
Marina, patria di provenienza. Attualmente si stanno
facendo delle ricerche su questo Autore e si sta
mettendo un po' a soqquadro anche le Enciclopedie
perché confondevano il nostro illustre concittadino
Andrea Miglionico con un altro pittore, pure giordanesco,
ma non concittadino, il MALINCONICO. Il nostro concittadino
visse nel sec. XVII: nell'archivio parrocchiale
di Miglionico c'è l’atto di battesimo e di matrimonio,
con la variazione della morte; ebbe 12 figli tutti
vivi che « lavoravano », solo due però diventarono
pittori come il padre. Fu anche perseguitato dalla
« Gendarmeria » di Miglionico perché era « troppo
libero e scostumato nelle raffigurazioni » e si
arrivò a tal punto che lo studio dove lavorava fu
requisito e dentro vi fu messa la « Gendarmeria
», fino al 1848: era l'attuale farmacia. In quell'anno
arrivarono le truppe reali contro i briganti ed
allora il ricordo fu insabbiato. Ora sta uscendo:
ho visto delle fotografie dei dipinti del Miglionico
e sono molto belli. Con Don Mario ne ho veduti moltissimi
provenienti dal Seminario di Conza, dove erano stati
trasportati e nascosti insieme al « Tesoro dei Revertera
» di Salandra, che dopo la soppressione della Feudalità
in Italia Meridionale nel 1829, essendo gli ultimi
Signori di Miglionico, portarono via tutto ciò che
nel Castello vi era di bello e prezioso: tele, ori,
monete, mobili, abbigliamenti preziosi ecc. e depositarono
nei sotterranei della fortezza di Conza, diventata
poi Seminario Vescovile Papale e solo nel 1975,
per motivi di restauro, svuotati i depositi fu ritrovata
tanta roba: anche se in condizione non buone...
e non per tornare a Miglionico! A proposito di ritrovamenti:
con Don Mario abbiamo ritrovato copia di scritti
latini con dedica autentica di Mazzone ed anche
dei suoi paramenti e sigilli, nel muro dietro l'altare
della Chiesa del Convento: cose molto belle e ben
conservate.
Dovrei parlare a questo punto delle altre grosse
scoperte fatte nelle CHIESE di MIGLIONICO: la Cattedrale
con gli scavi della civiltà precristiana fino ad
oggi, della Chiesa Civica di E. Fieramosca, della
Materdomini, ecc.: ma farò qualche altra volta un
trattato su questo. Invece non voglio tacere dei
condottieri, perché la storia mi piace e perciò
incomincio subito.
I CONDOTTIERI
Entrando
nel CASTELLO, dall'attuale portone posticcio (perché
eretto solo dopo il Terremoto del 1857 ed in cui
andarono distrutti il ponte levatoio, l'ingresso,
parte del lato destro del castello e « il fosso
» per l'acqua: tipica difesa dei castelli medievali),
si incontra uno stemma « a bucranio con cimiero
cavalieresco, scudo con banda trasversale e tre
colli »: è lo stemma degli
Sforza de Attendoli
illustre comandante della Compagnia di Ventura,
morto al servizio del Signore di Urbino nel 1400.
Altro condottiero che rese illustre il Castello
di Miglionico è:
Ettore Fieramosca
che dopo la vittoria alla Disfida di Barletta si
acquistò titolo per Viceré di Salerno, Conte di
Miglionico e Signore dell'Acquara. A Miglionico,
oltre d'avere illustrato la posizione strategica
del Castello elevandone le mura e la merlatura,
ha lasciato larga traccia nella vita civica istituendo
e finanziando la Festa della « Madonna delle Grazie
» e della Porticella (in concorrenza con la Puglia
da dove proveniva!) dotando la Chiesetta Urbana
di belle pitture e di pregiati affreschi, distinti
dallo stemma familiare: il più completo ed ancora
leggibile è La Natività di Maria Ss.ma del Sodoma,
celebre per avere affrescate le stanze Vaticane;
oltre che sul bronzo della Campanella, ancora appesa
alla piccola vela del tempio votivo. Sul fondo sopra
l'arco d'ingresso della porta vi è affrescato in
stile secentesco, bello, l'offerta da parte dell'autorità
ecclesiastica e di tutta la popolazione, con il
Barone, della Comunità alla Madonna delle Grazie:
particolare il capo ecclesiastico era Vescovo e
vicino « l'abbas » greco. Detta Festa durava 7 giorni:
l'ottava della festa veniva celebrata in campagna
in località detta « Porticella di Pomarico » oppure
« Porticella delle Grazie » (da distinguere da «
Porticella di Matera » all'attuale altezza della
Chiesa Rupestre del Peccato Originale alla Gravina).
Dette celebrazioni erano tanto fastose da essere
dette « Festa principale » e resistono a tutt'oggi
per solennità e perché è l’unica celebrazione che
comporta « il palo della cuccagna ». Alla Porticella
invece la festa sta assumendo il tono di una « vera
sagra » con tre caratteristiche: religiosa, tipici
piatti paesani, folklore dei « Pappaculumbriedd
». Ritornando sul nome della « Porticella » si deve
ricordare che il terreno posto nella vallata del
Bradano nel 1927 fu assegnato alla Associazione
Nazionale Combattenti e Reduci... ma poi è ritornato
per cessione ai primitivi proprietari che ben lo
coltivano a grano duro, vino ed olivo.
Altra impresa che voglio ricordare:
la Battaglia in Agro del 1526
avvenimento che non ha un correlativo nella vita
e nella storia della nostra comunità... per ritrovare
qualche cosa di simile bisogna venire fino all'epoca
dei Briganti e del Risorgimento: vere insurrezioni
popolari, stile Masaniello. A ricordo suona a «
due ore notte »: il rintocco. Non possiamo non ricordare
l'apporto dato dalla « Rivendita di Miglionico »
al risorgimento italiano: capeggiata dal giovane
religioso Carmine Sivilia, con la diretta responsabilità
del « Paglietta », l'avv. Giambattista Matera, il
gruppo di 300 volontari raggiunse il corpo lucano
a Corleto Perticara il giorno di S. Rocco 1860 e
si uni alle truppe di Garibaldi a Maratea e diretto
a Breccia di Porta Pia a Roma, vi entrò il 21 settembre.
Però morirono quattro miglionichesi, cui è stata
assegnata una medaglia d'argento, tuttora in possesso
delle famiglie: Carmine Sivilia, Pietro Sivilia,
Munno Michele e Musillo Michele. Il Monumento eretto
in Piazza Castello ricorda molte imprese. Questa
nostra terra ha dato oltre quanto detto anche magistrati,
medici, fisici, vescovi e scrittori. E' in via di
preparazione la celebrazione « il Centenario della
morte del Ricciardi » lo storico, e certamente usciranno
tante altre belle notizie, non ancora pubblicate.
A Miglionico, molte sono le tracce del cammino glorioso
di questa Comunità che testimonia, per chi vuole
leggere, la vita gloriosa e la storia della terra
di Cencree. Resterebbe ancora da descrivere quanto
accadde nell'agro di Miglionico, nei fiumi e nelle
fontane, nelle necropoli variamente disperse, disseppellite
e svuotate. Voglio raccontare, così me l'hanno raccontato,
il fatto dell'uccisione di due tedeschi alla Pila
durante i giorni della liberazione del 1945... Per
rappresaglia furono uccisi dapprima ben 10 soldati
canadesi arrivati in quei giorni perché paracadutati
in zona onde preparare l'arrivo delle truppe di
liberazione. Poi i tedeschi minacciarono di distruggere
Miglionico se non fosse dato in loro potere il gruppo
dei « partigiani » che aveva compiuto l'eccidio...
ma l'indiavolato intervento in tedesco del Parroco
di allora Don Donato Gallucci riuscì a modificare
i piani dei tedeschi, che abbandonando le loro postazioni
alla Trinità, si rimisero in marcia verso il Nord.
Allora ci fu uno spettacolo vergognoso: i Miglionichesi
si diedero a spogliare le salme dei soldati canadesi
uccisi e a depredarle, portando via tutto e tagliando
perfino le dita della mano per togliere la fede
nuziale ». Riaffiora così, dopo ogni evento bellico,
l'istinto brigantesco... che per fortuna subito
si placa e rientra nella zona del riassorbimento
pacifista, proprio dello stile buono della nostra
gente, cui appartengo e sono molto affezionato,
tanto da soffrire immensamente quando questo patrimonio
popolare, culturale e « nostro » viene meno o insultato.
Sono proprio contento quando vedo che molti turisti
vengono a visitare questa nostra Miglionico: ed
ho appreso dai giornali che il nostro Comune è stato
incluso nei giri turistici « pilotati » (cioè guidati
con riferimenti culturali-sociali e storici) delle
escursioni turistiche europee-ioniche. Compiti come
questi sono molto belli, ma molto grossi e pesanti,
per cui bisogna soltanto dire qualche cosa, credendo
che molte cose si sappiano già, per non correre
il rischio di scrivere un libro, che potrebbe fare
anche una brutta fine in mano mia o del professore
che lo dovrebbe leggere e poi mettere con me in
discussione. C'è anche un punto che dovrò cercare
di approfondire: il rapporto tra i grandi movimenti
della cultura contadina con le personalità tipiche
lucane: Levi - Scotellaro - Fiore Tommaso -Gramsci
(di cui pochi giorni fa ha parlato la televisione)
Salvemini e gli autori della «Questione Meridionale».
Miglionico. 15 maggio 1977
 
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