I DOCUMENTI
di Mario Spinello
Parte 3 di 3

TARANTO, 19 settembre 1942-XX
Corso Umberto, 117
Carissimo Nicolino,
ho saputo per caso che sei a Miglionico e per posta
ti ho mandato una mia pubblicazione. Non è la Storia
del Principato di Taranto per la quale avevo raccolto
non poco materiale, ma che le vicende della mia
vita non hanno consentito portassi a termine : fu
un lavoro di occasione e lo rileverai leggendolo.
Se non ci fosse di mezzo l'enorme ritardo — sarebbe
ora opera vana voler tentare di giustificarlo —
vorrebbe essere ricambio al bel lavoro sul nostro
Castello, che da Taranto mi fu rinviato a Martina
Franca, dove con la famiglia mi ero trasferito,
dopo le incursioni dell'11 e 13 novembre. Lo apprezzai
molto e te ne ringrazio ora infinitamente.
In una nota a pag. 26 della mia pubblicazione è
ricordata la nostra Miglionico per la conferma che
da Giovanni II ne ebbe lo Sforza (in calce la nota.
N. del R.).
A questo proposito, nella nostra Chiesa, quasi nascosto
dal Fonte Battesimale, e vi era e vi sarà ancora
un antico quadro. Vi si vede, se mal non ricordo,
la figura di un guerriero dinanzi alla Vergine.
Quel guerriero potrebb'essere lo Sforza e forse
il suo ritratto. In tal caso il quadro avrebbe un
gran valore storico e forse artistico (n. r. : si
tratta di tela del Palma il Giovane).
Poiché sei a Miglionico. fattone rimuovere con accorgimento
il denso strato di polvere, che senza dubbio lo
ricopre, cerca di esaminarlo : chissà che non ne
venga fuori la firma dell'autore e qualche altra
indicazione che confermi la mia ipotesi. Ci sarebbe
riserbata forse una nuova sorpresa, dopo quella
del Polittico di Cima da Conegliano. Ti sarò grato
se vorrai farmene sapere qualche cosa.
E ancora. Nelle mie ricerche sul Principato di Taranto
fatte nella Biblioteca Nazionale di Napoli e in
quell'Archivio di Stato, non trascurai di prendere
nota di tutto quello che mi cadesse sotto gli occhi,
che riguardasse la nostra Miglionico. Sono così
in possesso di non poche notizie, qualcuna molto
interessante. Se tu fossi indotto a fare una terza
edizione del tuo pregevole lavoro, raccoglierei
questi miei appunti e te li manderei. Gradirò di
avere il tuo preciso indirizzo di Roma.
La lettera non è di mio carattere : in seguito ad
un'operazione di cateratta mal riuscita, l'amico
tuo è diventato quasi cieco.
Con devoti ossequi alla tua gentile signora abbimi
sempre
aff.mo tuo
PASQUALE RIDOLA (firma autografa).
Il « caro Nicolino » era il Sen. Nicola De Ruggieri.
La nota sulla pubblicazione: II Principato di Taranto,
a pag. 26 dice :
«Attendolo Sforza era Conte di Cotignola. Passato
ai servigi di Re Ladislao dopo la Battaglia di Roccasecca,
ne aveva avuto in feudo le Terre di Miglionico,
Tito e Pietrapertosa in Basilicata. Nel 1415 la
regina Giovanna ne lo costituì "capitano"; vale
a dire lo aveva a grado di vassallo maggiore. Più
tardi nel 1417, la stessa regina gli concesse la
facoltà di dividere tutte le sue Terre ai figli.
(Sicola, rep. XXII, p. 32). Si trattava, dunque,
di un feudo " reale " di sua natura indivisibile.
V. Marino Freccia, De subfeudis Baronum et investituris
feudorum - Napoli 1554 - f. 98 t.°) ».
APPUNTI
BIOGRAFICI SUL PROF. PASQUALE RIDOLA
nato a Miglionico il 1-3-1860 e morto a Taranto
il 17-3-1944
Nella lunga e luminosa scia dell'umanesimo lucano
trova il suo posto il Prof. PASQUALE RIDOLA di Miglionico.
appassionato cultore di storia, nella sofferenza
familiare di riscoprire e di tramandare alle generazioni
ciò che di bello e di fattivo era stato operato
nel tempo e nei luoghi : sta bene in compagnia del
congiunto illustre archeologo Sen. Domenico Ridola.
Nell'insegnamento della Storia dapprima e nella
direzione poi. tenuta per vari anni, a Potenza dell'allora
« R. Liceo-Ginnasio Salvator Rosa» (1914-1918) e
a Taranto del «R. Liceo-Ginnasio Archita » (1923-1930),
seguì con animo di appassionato studioso e cercò
col senso della critica, sottoponendo al vaglio
i più salienti avvenimenti delle « nostre terre
», vetuste di molte antichità monumentali e delle
tracce storiche delle varie civiltà, che hanno costruito
la vicenda delle generazioni fino alla moderna,
con momenti ora lucidi ora tenebrosi.
Aveva fatto gli studi liceali presso il Liceo di
Altamura conseguendo con buoni risultati la maturità
classica. Frequente i corsi universitari nelle facoltà
di lettere e filosofia a Napoli, ove conseguì la
laurea, svolgendo col Prof. De Blasiis la tesi in
Storia Medievale « Federico di Antiochia ed i suoi
discendenti », lavoro che trovò posto nel Fase.
II dell'anno XI-1886, dell'Archivio Storico per
le Province Napoletane. La sua perizia gli meritò,
ancora studente, il titolo di socio della Società
di Storia Patria di Napoli.
Senza perdere tempo, nello stesso anno della laurea
1886, vinse il concorso per la cattedra di Storia
nell'allora Liceo Comunale « Archita » di Taranto.
Tenne tale insegnamento anche quando il glorioso
« Archita » diventò governativo nel 1888, e fino
al 1914, anno in cui promosso preside, si trasferì
a Potenza.
Del periodo di Taranto vanno ricordati i « Discorsi
» in occasioni delle feste Scolastiche : erano le
rivelazioni delle sue ricerche e dei saccheggi cui
sottoponeva documenti e monumenti, per rivelarne
il nesso storico : cosa che comunicava con grande
efficacia e preparazione culturale : fra tutti resta
« II Rinnovamento della Storia » pronunciato il
14-3-1892 al R. Liceo di Taranto.
A Potenza furono gli anni della prima grande guerra
1915-18 : lo storico cede il posto al patriota :
visse quegli eventi con i colleghi e gli alunni,
condividendo le ansie e le esaltanti ore della vigilia;
accettò con trepidazione e fortezza le alternative
delle vicende belliche. Vide partire ad uno ad uno
molti dei suoi allievi più cari, che interrompevano
gli studi liceali per rispondere all'appello della
Patria in armi. Nella triste sorte della ritirata
di Caporetto si prodigò ed accolse con cuore paterno
i profughi del
Friuli, che destinati a Potenza, furono accolti,
in gran parte ed ospitati nelle aule del Liceo :
per tutti trovava la capacità di essere aiuto prodigando
assistenza morale, sociale e pratica: di ogni famiglia
ospitata conosceva le necessità e gli interessi.
Nel clima della risurrezione della Patria, dopo
la triste parentesi della disfatta di Caporetto,
ebbe dal Ministero della Pubblica Istruzione l'incarico
di tenere un ciclo di conferenze di contenuto storico-patriottico,
dirette ad alimentare l'ideale della redenzione
del Trentino e del Friuli. Fece sentire le passionali
e vibranti aspirazioni nelle campagne di propaganda
per i prestiti nazionali, (per cui ebbe due medaglie
di benemerenza); per la Croce Rossa fece sentire
a Professori ed Alunni come la Scuola viva della
vita stessa della Patria.
Si allontanò dal Liceo di Potenza perché trasferito,
su domanda, al Liceo : « Conti Gentili » di Alatri,
onde avvicinarsi ai figli che frequentavano l'Università
di Roma, nel settembre 1918, alla vigilia di Vittorio
Veneto.
Qui la sua linea personale si affinò nella cultura
della Scuola e della Famiglia facendo risplendere
le doti dell' Uomo della Scuola e della sana Famiglia,
nel culto dell'intimità e della sacralità della
Vita Domestica, modellandosi su quanto di più nobile
e sacro possa esistere.
Fu poi dall'ottobre del 1923 al 1930 preside del
Liceo-Ginnasio « Archita » di Tarante Qui profuse
la parte più nobile della sua intelligenza e si
rivelò il vero grande Maestro ed Educatore; con
spirito di innovazione precorse i tempi e tracciò
nel ms della « Storia per i Licei » una ampia panoramica
della vicenda che ben si addice alle modernissime
regole pedagogiche; l'opera non ebbe termine perché
l'Autore fu stroncato dalla morte.
A Tarante, dopo 14 anni di pensione, mentre partecipava,
con animo angosciato, alla tragedia che viveva l'Italia
in quegli anni, si spense.
In tutti lasciò largo rimpianto di Uomo. Studioso
ed Educatore. La rivista « Japigia ». organo della
Deputazione di Storia Patria per le Puglie, in occasione
della Sua morte, nel suo notiziario, a cura del
Direttore Giuseppe Petraglione, così si espresse
:
«... studioso di larga preparazione, il Prof. Pasquale
Ridola. portava nei suoi lavori, meditati lungamente
e rivolti soprattutto all'illustrazione della storia
tarentina, il rigore scientifico acquisito alla
scuola di Bartolomeo Capasso, che lo ebbe tra i
discepoli prediletti.
t Pochi ma buoni sono i saggi della sua attività
di studioso e di maestro dati alle stampe. Eccone
il breve elenco:
-
" Federico d'Antiochia ed i suoi discendenti
: tesi di laurea, in Archivio Storico per le
province napoletane " - anno XI 1886. fasc.
II
-
" II Rinnovamento della Storia ". Discorso.
Tarante, Tip. E. Latronico, 1892.
-
" 71 R. Liceo-Ginnasio ' Archila ' di Taranto
dalla stia origine ". Brevi note. Taranto, Tip.
Guernieri. 1925.
-
" Un Principe di Taranto di nazionalità tedesca
". Un po' di luce sul trapasso del Principato
dagli Angioini ai Del Balzo Orsini. In Taranto
per il Congresso 31° della " Dante Alighieri
". Taranto, Tip. Pappacena, 1926.
-
" II Principato di Taranto nell' Enciclopedia
Italiana " nella Rassegna Comunale di Taranto.
luglio e dicembre 1937.
Ha
lasciato inedito uno studio su " Lo Statuto di Taranto
per lo bono et quieto vivere"; incompleta pure è
la sua maggiore opera " La Storia del Principato
di Taranto ", come pure condotto a buon punto, ma
interrotto è " Corso di Storia per i Licei ".
La Sua eredità è stata raccolta dalla moglie N.
D. Maria Carano da Massafra e dai figli che in numero
di sette allietarono la sua esistenza e ne imitarono
il prestigio : Francesco, Caterina, Imelda, Mons.
Michelangelo, Giuseppe, Dr. Ubaldo, vice prefetto,
Avv. Dr. Riccardo Emanuele, Presidente di Sezione
di Cassazione.
Dopo la moglie perdette i figli Francesco e Giuseppe,
mentre la figlia Dottoressa Caterina lo ebbe per
diversi anni preside nell'insegnamento della storia
dell'arte all' " Archita " ».
GIURAMENTO
DEI BRIGANTI
IN FUNZIONE ANTIUNITARIA - 1846
« Noi
giuriamo dinnanzi a Dio e dinnanzi al mondo intero
di essere fedeli al nostro amatissimo e religiosissimo
Sovrano FRANCESCO II (che Dio guardi sempre), e
promettiamo di concorrere con tutta la nostra anima
e con tutte le nostre forze al suo ritorno nel Regno;
di obbedire ciecamente a tutti i suoi ordini, a
tutti i suoi comandi che verranno sia direttamente
sia per i suoi delegati dal Comitato Centrale residente
a Roma. Noi giuriamo di conservare il segreto affinché
la giusta causa voluta da Dio. che è il Regolatore
dei Sovrani, trionfi con il ritorno di Francesco
II. Re per grazia di Dio, difensore della Religione
e Figlio affezionatissimo del Nostro Santo Padre
Pio IX. che lo custodisce nelle sue braccia per
non lasciarlo cadere nelle mani degli increduli,
dei perversi e dei pretesi liberali, i quali hanno
per principio la distruzione della religione, dopo
aver scacciato il nostro amatissimo Sovrano dal
trono dei suoi Antenati. Noi promettiamo anche,
con l'aiuto di Dio. di rivendicare tutti i diritti
della S. Sede e d'abbattere il lucifero infernale
Vittorio Emanuele e i suoi complici.
Noi promettiamo e lo giuriamo ».
ATTO
DI VENDITA
DELLO STUDIO DEL PITTORE A. MIGLIONICO
(dal vol. dei Battezzati 1764)
Avanti
li Magistrati Actuali Governanti dell' Università
di questa Terra di Miglionico in provincia di Basilicata
compariscono Innocenzo Ricciardi e Diego Caldone
speziali di Medicina di detta Terra e dicono come
il detto Innocenzo e Diego per causa etica ed altri
urgentissimi affari intendono sfrattare il dipintore
Andrea Miglionico ed usare il detto locale ad etico
impiego di gendarmeria e trascorso il tempo di ritornare
l'uso a spezieria da affidare dalla fine dell'annata
millesettecentosessantaquattro alla fine di tutto
settembre del prossimo ricorrente anno. Pertanto
formiter rinunciano in mano d'essi Governanti per
il servizio suddetto, alli quali consegnano li chiavi
non intendendo esercitare spezieria nel contempo
della destinazione suddetta a favore. Fede così
dicono e così sottoscrivono.
Miglionico, 30 settembre millesettecentosessantaquattro.
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Firme :
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Io Innocenzo
Ricciardi rinunzio, compar.
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Io Diego Caldone
rinunzio come sopra.
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Autentica:
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Che le firme
apposte sotto di propria mano dalli mag.ti
Innocenzo Ricciardi e Diego Caldone, speciali
di medicina in terra di Miglionico in Basilicata.
Io reg.o Not.o Angelo San.o Piccinno di
detta Terra in Basilicata richiesto ho scritto
e signato col mio sigillo legale di legno.
(segue sigillo)
|
ATTI
DELLA CENSUALITA’ A S. CARLO DI LECCE
DEL CAPITOLO DI MIGLIONICO
dal volume dei Battezzati del 1742:
Dichiaro io qui sottoscritto come Procuratore dell'
Em.mo Cardinal Selva, in questa Terra di Miglionico,
haver'avuto l'annuo censo di carlini 6 che paga
questo Rev.do Capitolo, a detto Em.mo, come beneficiato
di S. Carlo di Lecce, e per esso dal Rev.do Sig.
D. Giuseppe Salluce, come procuratore ad esigendo
di detto Rev.do Capitolo e detti sono per l'annata
maturata a quindici d'Agosto millesettecentoquarantadue.
Onde a cautela del med.mo Cardinale. Io sottoscritto
: Cesare Carrelli dichiaro nel San.ta.
Segue atto di censo di carlini 6 a favore del Beneficio
di S.ta Maria delli Martiri a favore di Mgr. Conv.
di Fra De Robertis della città di Matera.
Segue ancora censo di carlini 6 al Procuratore dell'Arcivescovo
di Matera esatti dal procuratore Mensale di Matera.
Ed altre molte ricevute di interesse storica e giuridico.
A proposito di S. CARLO BORROMEO si deve notare
che in tutte le numerose Chiese di Miglionico vi
è pittata l'Immagine. Nella Chiesa Madre in una
tela del Palma il Giovane, di cui al documento di
P.Ridola.
Nella Chiesa ex Convento in una tela di Girolamo
Todesco del 1618.
Nella Chiesa civica S. M. delle Grazie su un tondo
sovrapposto ad altri affreschi, risalente alla seconda
metà del sec. XVII. Ugualmente compare sempre tra
i Santi Protettori citati nelle pergamene, del privilegio
dell'istituzione.
PER
LA STORIA
DELLA CONGIURA DEI BARONI
di G. Palladino
«...
Uno degli episodi più notevoli e caratteristici
della congiura fu il convegno di Miglionico. Ma
di esso finora si sapeva ben poco, per non dire
quasi nulla, tanto che Porzio, il quale vi accenna
appena, vi fa intervenire il Re, senza badare che
se vi fosse veramente andato, non sarebbe uscito
incolume dalle mani dei suoi terribili avversari.
Qualche cosa intorno all'avvenimento caviamo inoltre
dalle indagini giudiziarie eseguite dopo l'arresto
dei Baroni, il cui risultato venne raccolto nei
noti Processi. Ma questi, compilati per ordine sovrano,
e dati alle stampe per giustificare l'operato del
re di fronte al Pontefice, non furono ritenuti attendibili,
per cui ci fu bisogno di nuove fonti attendibili
e sono i dispacci del Bendedei. che portano tanta
verità sul contegno del Re e sulla infedeltà di
Innocenzo VIII... Il re fin da principio preferì
risolvere pacificamente le divergenze con i Baroni
e questo sia per motivi finanziarii, sia per le
condizioni politiche generali d'Italia. Ragioni
non diverse consigliarono il re ad accettare l'invito
ad un nuovo convegno, che avrebbe dovuto tenersi
a Sarno, ma che in realtà non ebbe luogo perché
egli, avvertito a tempo del tranello che gli era
stato teso non andò oltre Noia. Dalle trattattive
per questo nuovo convegno scaturì la missione di
Federico d'Aragona a Salerno e le geste d'Alfonso
d'Aragona contro Roberto Sanseverino ed i Baroni
dopo la firma della pace dell'11 agosto 1486. Mentre
infatti Alfonso d'Aragona agiva fuori del regno
contro il Sanseverino. gli altri principi reali:
Federico. Francesco, Cesare, Ferdinando, aiutati
dai baroni fedeli, combattevano gli avversari negli
Abruzzi, in Puglia, attorno a Benevento e nei Principati.
Le trattattive che condussero alla pace dell' 11
agosto 1486 ed il contegno che durante lo svolgimento
di esse tenne Roberto Sanseverino hanno richiamato
l'attenzione degli storici perché fu amico poco
fedele del Pontefice che l'aveva al suo servizio.
E v'è di più : che alla fine del 1485 lo stesso
re Ferdinando, tentò invano di seminar: zizzania
fra il famoso capitano ed il papa, allo scopo di
sottrarre al pontefice il valido aiuto. Ebbene fu
questo precedente che indusse il Sanseverino ad
aprire trattative di accordo con gli Aragonesi,
senza trascurare gli interessi della Chiesa e dei
Baroni: ma le cambiate situazioni militari e politiche
del re sortirono il rifiuto. Innocenzo VIII era
disposto a venire a trattative col sacrificio dei
baroni, Ferdinando che prima aveva voluto evitare
la guerra, ora la protrae per ridurre l'avversario
alle strette e così dettare la pace. Eppure non
ottenne una sola delle cose più desiderate: non
l'esenzione dall'integrale pagamento del censo,
né la resa a discrezione dei baroni, con l'obbligo
da parte dei pontefice, d'intervenire anche con
la forza, qualora i ribelli non si piegassero. Però
per il Re Ferdinando non fallì due giorni dopo la
firma della pace l'arresto dei traditori, per il
Petrucci, i suoi figli, il Coppola: infatti essi
avevano messo a serio pericolo il re, almeno una
volta, a restare prigioniero dei ribelli.
Ferdinando nel secondo Processo fece pubblicare
anche gli atti contro l'arresto del Principe di
Altamura e degli altri Baroni. Le accuse contro
il re sono di avere violato i patti della pace,
(finta?) di aver tolto il concesso perdono degli
errori passati e di avidità d'impossessarsi dei
tesori dei ribelli con vendetta, celando questo
basso egoismo sotto il pretesto di colpe inesistenti.
Questi sono stati i capi d'accusa contro il re fatti
dal Papa per il legato Piero Manzi, vescovo di Cesena:
Ferdinando aveva già risposto accusando i baroni
di nuove macchinazioni contro lo stato nei segreti
rapporti con i nemici della Casa d'Aragona, dopo
la pace e l'omaggio di fedeltà. Carlo Sanseverino,
conte di Mileto, venne a Napoli a giurare fedeltà
e poi a Lacedonia congiurò, così pure nelle riunioni
di Venosa. Vedi documenti seguenti:
... Antonello Sanseverino ricevette davvero aiuti
dai Genovesi. E' del più alto interesse conoscere
il nome del Barone, che teneva informato il re dei
vari intenti dei congiurati nell'atto in cui fingevano
di voler accordarsi con lui. E dagli scarsi accenni
sui Processi sembra che questa debba gravare o sul
principe di Bisignano Girolamo o sul duce di Nardo:
ma il principe di Bisignano era assente da Venosa
e quindi non restava che il duca di Nardo Angliberto
del Balzo: il re apprese le mene dei congiurati
da un " certus auctor ".
... XXXVI Id. Foggia, 28 settembre 1485.
Ill.me princeps ... el secretano, scrive per l'ultime
sue, che erano in camino per andare a Miglionico
et li era el gran Sinischalcho cum tri cavallii
solum, dove essi del Re erano cum più del XXV. Scrive
però chel Principe d'Altamura non li ha voluto venire
cum loro per certo suspecto li e venuto in capo;
ma non de mancho che sua M.sta stii di bona voglia,
che per questo non succeda laccordo, e cussi spera
li condura ali pedi de Sua M.stà. De che S. M.sta
dixe, licet el Segretario scriva cussi gaiardamente,
tamen dubita assai sera inganato et parli che dicto
segretario per la sua buntà creda più non bisogni,
subiungendo che fa gran caso che esso Principe hora
non habii voluto andare a Miglionico come sempre
ha dicto et offerto andarli. Ulterius il pare gran
facto che sei papa intendesse che per lo vero li
baroni fusseno in bona dispositione de accordarse
cum lui, S. Sta potesse perseverare in fare quello
fa et preparare da ogni banda contra Sua M.sta.
P. S. - Non obmettere chel principe de Altamura,
quantunque per allora dicesse non volere andare
a Miglionico, tamen el di seguente gli andaria.
... XXXVIII Id. Foggia, 30 settembre 1485.
Ill.me princeps. Su l'hora de vespero giunsero littere
del secretario dte pridie. che fumo 29, in Miglionico,
el quale scrive che. essendoli venuto eiam il principe
de Bisignano. monstra sii pur molto umbroso de la
sicurtà sua et, per opera del Siniscalco, è stato
contento che andando a Matera secretamente Don Federico,
gli parlarono voluntieri. Et per effetto el Segretario
per parte loro, sed praesertim del Siniscalco, ha
pregato il Re gli lo vogli mandare. Unde che Sua
M.sta fece chiamare nui oratori, et post multa fu
concluso che. poiché la S.ta Sua era qua venuta,
magiormente dovea mandare et figlio per non lassare
cossa a fare, che sii sta richiesta da loro, et
praesertim che poteriano esser voriano fare questo
accordo per più suo onore cum figlio regis quam
cum alio, sed praecipue per che l'andata sua salterii
se ne caverà la totale resolutione della conclusione
o dela dissolutione. Et cussi ha deliberato Sua
M.sta quantunque creda siano parole, tamen subito
li vadi et secretamente cum sei cavalli, andando
a Matera larga da Miglionico miglia sei, et li pigliara
l'ordine de parlare cum loro in quello loco meglio
li parerà.
... XL Id. Foggia, 2 ottobre 1485.
Deo sit semper laus et gloria! Tornato el Secretano
cum el conte del Sarno da Miglionico cum la conclusione
dela pace, el Re subito me dixe chel Secretano havea
reportato la fermeza dela pace conclusa et stabelita
cum lo principe d'Altamura; lo principe de Bisignano,
cum el gran Sinischalcho et cum el messo del principe
de Salerno, subscripta de manu loro propria et sigillata
del sigillo de ciascun de loro cum quilli capituli
che sono restati dacordo. et tali che S.a M.sta
ce dixe altri non poteriano più satisfare per essere
honesti et justissimi. Uno dei primi e che Don Federico
pigliara per moglie una figlia del gran Sinischalcho
de età hora circa 8 o 9 anni. (Due figliole ebbe
Pietro Guerara da Gisotta Ginevra del Balzo; forse
qui si allude alla primogenita Eleonora che il re
voleva dare in moglie a Pietro d'Aragona). El Principe
del Bisignano dice non ha domandato cosa alcuna
se non che, havendo impegno una sua gabella per
18 mila ducati, fra un anno li ha a dare Sua M.sta
et lui rendere la gabella (così detta delle sete),
et fra lui e Sua M.sta non li è sta mai differenza
alcuna, ni etiam fra el principe de Salerno. el
quale non ha richiesto covelle. Et in paucis Sua
M.sta e molto consolata, imponendone che subito
vogliamo scrivere questa bona nuova alii S.ri, li
quali pero non voglino desistere da le provisioni
già facte, ad ciò, sei S. Ruberto contro la volunta
dela Signoria volesse passare, et N. S. non volesse
desistere dall'impresa pur per fare guerra al Re.
le provisioni possano obstarli et giovare quanto
sera necessario.
M. Anello ha scripto da Roma, per sue de XXVII,
come in Roma era giunto uno messo del princ. d'Altamura
et del Gran Sinischalcho retornato dal Prefecto,
al quale haveano scripto et lui referito per parte
loro, che più non se affaticasse in nome di N. S.
per sue S.rie. non essendo più bisognio, poiché
erano composti cuna el Re ».
(Documenti inediti dell'Archivio Estense - 1485-1487)
Estr. dall'Arch. Stor. per le Prov. Nap. - Anno
V, VI, VII, IX.
Aquila - Officine Grafiche Vecchioni - 1925
C. Porzio - La Congiura dei Baroni del Regno di
Napoli 1495 Edizioni scientifiche italiane - Napoli
1958.
«Né va taciuto l'infelice Giannantonio de' PETRUCCI,
conte di Policastro, figlio del famoso Antonello
Petrucci, nato a Teano. coinvolto al pari del padre
nella Congiura dei Baroni e giustiziato in Napoli
1' 11 dicembre 1486. all'età di trent'anni. Giannantonio
scrisse in carcere, nella torre di S. Vincenzo,
nei quattro mesi che vi dimorò, il Canzoniere che
consta di 83 Sonetti. All'infelice de' Petrucci
s'interessarono gli studiosi della letteratura ».
da
« SAGGIO DI BIBLIOTECA BASILICATESE »
di C. G. Gattini - 1908
AQUILEO GIOVANNI da Miglionico, professore di
diritto, di cui leggesi una « lettera » nell' «
Artis Notariae » dello Spelungano, pubblicata dal
Not. Alessandro Dell'Aquila, come sotto questo nome.
BILLOTTA PIETRANGELO da Miglionico, n. 1750
m. 1806 (Ricciardi). Fu Canonico, filosofo ed umanista,
che prima resse ed insegnò nel Seminario di S. Severo,
e poi in quello di Matera. Lasciò manoscritti :
1) Corso di Filosofia,
2) Storia delle antichità romane.
3) Componimento poetico in greco, latino e volgare.
CATALDO MATTEO da Miglionico, canonico eruditissimo,
che tenne scuola in patria e vi morì nel 1619 (Spera).
DE RUGGIERI DOMENICO da Miglionico, (n. 1715),
avvocato di vaglia e strenuo difensore del proprio
paese contro il feudatario il Duca della Salandra.
V'ha di lui non poche allegazioni giuridiche.
ETTORRE GIROLAMO da Miglionico, arciprete,
canonista esimio e familiare di Mons. Sigismondo
Saraceno, arcivescovo di Matera, di cui fu Vicario
Generale e morì circa il 1584.
FERRATI GIOVANNI da Miglionico, uomo di molta
dottrina e di specchiati costumi, fiorito nel sec.
XVI. fu abate del Monastero Ligno Crucis di Corigliano
(Ricciardi).
FERRATI VITO consanguineo del precedente,
dotto soggetto anch'esso ed arciprete della sua
patria, nel 1510 venne eletto Vescovo di Motola;
m. circa il 1538 (Ricciardi).
GIGLI TOMASO ANTONIO da Grottole, n. 1772-1865,
dei Minori di S. Lorenzo Maggiore in Napoli (D'Avino,
Del Pozzo, Martuscelli). Fu ivi esaminatore prosinodale,
membro del Collegio dei teologi: indi professore
del Seminario di Potenza in teologia; nel 1832 creato
Vescovo di Muro Lucano. Venne per un decennio ad
amministrare le S. Cresime ed a celebrare la Festa
di S. Antonio a Miglionico.
GIROLAMO da Pisticci, dei Riformati della
prov. Basilicata, scrisse la « Vita di P. Eufemio
Matera da Miglionico ». Nap. 1666.
GUERRA GIUSEPPE da Miglionico, n. 1730 m.
1809, dei Minori Osservanti riformati e buon teologo,
nonché definitore, custode e padre della provincia
monastica (Ricciardi).
GUIDA GIROLAMO da Miglionico, dottor legale,
nominato nel 1862 Agente Demaniale del Comune di
Matera, diede alle stampe il libro delle sue « Memorie
» Matera, Tip. Conti, 1889, interessanti per notizie
contemporanee.
MATERA EUFEMIO da Miglionico, dei Min. Osservanti,
pio e dotto soggetto che fu Provinciale della Provincia
di Basilicata (Ricciardi). Lasciò varie opere mss
al presente in gran parte smarrite. (Ritrovate nel
carteggio del monaco Corleto. Nota del r.).
MAZZONE GIROLAMO da Miglionico (Toppi, Allacci,
Del Re). Ottimo poeta che fu il primo a ridurre
in prosa drammatica il « Goffredo di Buglione »
del Tasso; Napoli appresso Ottavio Beltrano 1630
in-12, in verso.
MAZZONE MARCANTONIO altro letterato da Miglionico
(Toppi, Del Re, Allacci). Scrisse:
-
Fiori della Poesia, dichiarati e raccolti da
tutte le opere di Virgilio, Ovidio, et Oratio:
Venetia 1594 in-4, biblioteca exotica.
-
Oracolo sulla lingua latina, Venetia 1644 in-8,
ristampato ivi, appresso P. Baglioni 1665 in-12.
MORELLI PETRANTONIO da Miglionico, n. 1764 m.
1832 (Ricciardi). Laureato nell'uno e nell'altro
diritto, facondo oratore e filosofo, in quest'ultima
qualità fu per più anni insegnante nel Seminario
di Tricarico e poi arciprete in patria.
MORELLI MARCO dell'istessa famiglia, pubblicò
alcune memorie agrarie sul Giorn. Econ. Lett. di
Potenza 1841-50.
NOVELLI o DE NOVELLIS GIUSEPPE da Miglionico,
buon legale, fiorito nella prima metà del sec. XVIII,
lasciò alcuni mss. sulle Pandette (Ricciardi).
NOVELLI P. GIUSEPPE fratello al precedente,
n. 1708, e col di lui nome professato nell'Ord.
dei PP. Predicatori, fu esaminatore Sinodale da
parte degli Arcivescovi di Matera e provinciale
dell'Ordine. Diede alle stampe: varie orazioni :
Nell'apertura del Capitolo per l'elezione del Generale
dei PP. Predicatori in Roma; Panegirico di S. Benedetto
nella Chiesa delle Monache di Donnaromita in Napoli.
1773; Quaresimali a Napoli.
NOVELLI P. DOMENICO della stessa famiglia,
valentissimo Maestro Domenicano, m. in patria il
1810.
ONORATI ANGELO MICHELE da Miglionico, già
arciprete della sua matrice, indi Vescovo di Tricarico,
V'ha di lui « Breve esame critico sulle Notizie
Storiche di Miglionico istesso scritte dal Can.
Teodoro Ricciardi. Napoli 1869 » - oltre alcune
lettere pastorali e « Ora di agonia della B. V.
Addolorata ».
PELLEGRINO FRANCESCO da Miglionico, n. 1718
m. 1774 (Ricciardi). Sacerdote eruditissimo nelle
scienze sacerdotali e legali. Fu vicario generale
del Vescovo di Venosa ed indi dell'Arcivescovo di
Matera. Mons. Parlati, che gli ottenne la bolla
pontificia dell'arcipretura del proprio paese, dove
morì.
RICCIARDI DOMENICO da Miglionico, Padre Maestro
Domenicano, diede alla luce un «Quaresimale», Napoli
1781, esaminatore sinodale e buon predicatore.
RICCIARDI TEODORO della medesima famiglia,
canonico, filantropo e studioso di cose patrie,
n. 1812 m, 1876. Scrisse:
— Il Ferrante, tragedia, Napoli 1862:
— Notizie storiche di Miglionico, precedute da un
sunto storico dei popoli dell'antica Lucania. Napoli
1867, con tav. in-8.
— Un viaggio alla S'iritide e particolarmente a
Pandosia. Napoli 1872 in-8.
SALLUCE DOMENICO da Miglionico, n. 1773 m.
1831 (Ricciardi). Cantore, letterato ed archeologo,
insegnò nel Seminario di Matera e rimase manoscritta
ed incompleta una interessantissima « Dissertazione
numismatica intorno a monete greche, romane ed ebraiche
».
STABILE FRANCESCO nato anche in Potenza (o
a Miglionico, come dicono i registri dell'archivio
parr.le n. del r.) 1801 ivi m. 1860. Fu compositore
di Musica e studiò nel Conservatorio di S. Sebastiano
in Napoli (Fétis, Florimo. Pougin, l'Avvenire di
Potenza An. 1 n. 72). Scrisse :
— Lo sposo al lotto, operetta comica sul libretto
di Andrea Passaro, 1826, eseguita sul teatrino del
Collegio;
— Palmira, melodramma in 2 atti, su libretto di
Felice Romani. 1836, rappresentato al Teatro S.
Carlo in Napoli;
— Braccio da Montone, melodramma eroico, su libretto
di Pietro Micheletti, 1848. che non vide la scena.
— ecc.
ALIANI GIUSEPPE da Miglionico, ispettore
scolastico, scrisse:
— Geografia storico-descrittiva della Basilicata,
Matera. Tip. Conti 1884, in-8, ristampato a Potenza
1886.
— L'educazione morale nella scuola elementare ed
i mezzi educativi che rendono efficace l'opera del
Maestro. Torino 1890.
— Il fine principale dell'insegnamento elementare;
considerazioni pedagogico-didattiche. Torino 1891.
